Tutti abbiamo la forza di cambiare, quando ne vale la pena

Tutti abbiamo la forza di cambiare, quando ne vale la pena

 

La nostra vita è in larga misura definita da un personale equilibrio tra la ricerca di sicurezza e certezza e il tentativo di evitare la noia che la troppa sicurezza comporta. Evitare la noia significa scappare dalla staticità e quindi abbracciare il cambiamento.

Eppure per molte persone il lasciare andare ciò che reputano una certezza è estremamente traumatico oppure crea una paura tale da bloccare qualsiasi possibilità di reale cambiamento. In questo modo quello che consideriamo la nostra comfort zone diventa la trappola che proibisce la nostra crescita e il raggiungimento di un grado più elevato di soddisfazione.

Come scrisse André Gide "non si scoprono nuove terre senza essere disposti a perdere di vista la costa per un lungo periodo". Per scoprire occorre imparare a cercare. Per crescere dobbiamo abbracciare il rischio momentaneo del percorrere un territorio nuovo e sconosciuto.

tutti abbiamo la forza di cambiare montagna

Ma quando sei attaccato con le unghie alla tua realtà attuale, mollare la presa risulta molto difficile. Magari percepisci che le cose potrebbero essere meglio. Forse senti che non sei completamente soddisfatto della tua vita attuale, ma ciononostante non riesci a trovare i passi che portano al cambiamento.

La tua identità ne risentirà? Il tuo carattere te lo permetterà? E gli altri cosa penseranno? E se poi non ce la farai? Questi sono i dubbi che scattano nella mente e che occorre zittire se si vuole vivere senza condizionamenti.

In tanti anni di lavoro ho visto molte persone cambiare e spesso da un momento all'altro. Ma ne ho viste almeno altrettante rimanere ancorate ad una realtà che non gli piaceva affatto, ma che rappresentava un porto sicuro di fronte a quello che loro percepivano come un oceano in burrasca.

tutti abbiamo la forza di cambiare oceano

Cosa fa la differenza tra le due categorie di persone? Quali caratteristiche presentano quelli che non accettano le cose che non vanno e si adoperano per cambiarle?

Ne ho identificate alcune di primaria importanza:

1. Ascoltano il loro cuore nonostante le chiacchiere della mente razionale:

Coloro che riescono ad affrontare con successo i cambiamenti della vita sono capaci di non essere succubi della mente razionale. Nei momenti decisivi ascoltano qualcosa di più profondo dei pensieri razionali troppo spesso pieni di dubbi e di paure. Sentono cosa è giusto fare. Credo che tutti abbiamo questa capacità ma la spegniamo perché la giudichiamo imprecisa e (guarda caso) rischiosa. In questo modo si rischia di farsi dominare solo dal pensiero razionale che fa il suo mestiere: riduce i rischi a discapito dell'appagamento e della soddisfazione che non dipendono dal ragionamento ma dalle emozioni che vivi. Oggi sappiamo che ascoltare il cuore non è una cosa del tutto fantasiosa visto che il cuore, come la pancia, contiene un massiccio tessuto nervoso connesso con il cervello e in grado di comunicare con esso. La meditazione, pratica che porta ad una sorta di spegnimento del cervello razionale, ci rimette in comunicazione con la nostra realtà emotiva.

2. Considerano che oltre la paura c'è di nuovo la calma:

Quelli che sanno cambiare e che vedono la vita come una continua crescita, sono ben consapevoli che ogni scossone sarà seguito da una nuova calma. Il cambiamento produce solo temporaneamente un eventuale aumento del rischio, ma è sempre seguito da un nuovo equilibrio, in genere ad un grado di soddisfazione nettamente più elevato. Anche la biologia dell'adattamento conferma questa ipotesi. Gli organismi viventi funzionano secondo i principi dell’allostasi, letteralmente "equilibrio attraverso il cambiamento". In pratica ogni adattamento riporta ad un nuovo grado di omeostasi, ossia di equilibrio.

3. Sono consapevoli che non hanno nulla da perdere:

A volte ci sarebbe da chiedersi che senso ha ricercare tanta sicurezza. Non è per essere macabro, ma dimenticarsi della nostra mortalità porta inevitabilmente a prendere una prospettiva basata sull'attaccamento, sulla paura di perdere e di lasciare andare. Tenere ben in mente la transitorietà della nostra presenza sulla Terra al contrario ci porta ad essere concentrati sul momento attuale e su come goderselo al meglio. Qui e ora è il regno della vita, di quella vita che a troppi sfugge perché concentrati a pensare al passato o a preoccuparsi del futuro.

L'essere umano può essere felice in milioni di modi diversi. Nessuno di questi è migliore dell'altro. Si può essere soddisfatti come casalinga, medico, barbiere, operaio o fisico nucleare. Ma non si può essere davvero felici se nel profondo si percepisce spesso e in modo ricorrente una vena di insoddisfazione.

Quella sensazione è la chiamata al cambiamento. È lo stimolo a crescere. È il treno che passa e che non puoi perdere. Può essere soffocato o ascoltato.

È evidente quale scelta porta a vivere a pieno.

Per capire il concetto meglio di come lo posso descrivere io, vale la pena ricordare la bellissima poesia "Gradini" di Hermann Hesse che può essere considerata come una meditazione o una preghiera per accettare il cambiamento quasi come fonte di guarigione e crescita:

"Come ogni fior languisce e
giovinezza cede a vecchiaia,
anche la vita in tutti i gradi suoi fiorisce,
insieme ad ogni senno e virtù, né può durare eterna.
Quando la vita chiama, il cuore
sia pronto a partire ed a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso ad altri, nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.
Dobbiamo attraversare spazi e spazi,
senza fermare in alcun d'essi il piede,
lo spirito universale non vuol legarci,
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo d'infiacchire nell'ignavia:
sol chi e' disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.
Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a nuovi spazi:
della vita il richiamo non ha fine....
Su, cuore mio, congedati e guarisci…"

Rimani forte, vivi a pieno!

 

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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