Ricerche pericolose

Ricerche pericolose

“Questo è il virus più letale che si possa immaginare”. Sembra l’inizio di un film di fantascienza, tanto catastrofico quanto irreale. Purtroppo invece si tratta della trionfante dichiarazione di Ron Fouchier, lo scienziato olandese che ha recentemente creato in laboratorio un vero e proprio mostro di virulenza. Secondo alcune stime, la sua creatura, una variante dell’H5N1 dell’influenza aviaria tanto per intenderci, sarebbe in grado uccidere metà della popolazione mondiale.

A cosa serve una ricerca di questo tipo? A trovare vaccini e farmaci che possano salvarci, si affrettano a sottolineare gli esperti, soprattutto nel caso un virus del genere non rimanesse un esperimento da laboratorio ma si infiltrasse davvero nelle nostre città. Può darsi che sia vero ma se fosse al contrario proprio quel virus creato a scopo di ricerca a sfuggire dal nostro controllo e a diffondersi tra la gente? Se finisse nelle mani di un qualche bio-terrorista? Siamo sicuri che il gioco valga la candela? Ha senso in altre parole creare un rischio reale allo scopo di imparare a contenere un rischio potenziale?

Il caso è venuto alla luce perché la comunità scientifica si sta interrogando se abbia senso o meno pubblicare i risultati di tale studio. In entrambi i casi ci sono dei pericoli: se venisse pubblicato lo studio e contenesse anche la procedura di concepimento di tale virus, sarebbe come dare un manuale di istruzioni ai terroristi e ai folli di ogni nazione. Se al contrario non venisse pubblicato, la scoperta rimarrebbe un segreto in mano a pochissimi e non permetterebbe alcuna miracolosa identificazione del super-vaccino in grado eventualmente di salvarci tutti.

“Non riesco a pensare ad un altro organismo patogeno che mi faccia tanta paura quanto questo. Persino l’antrace è meno pericoloso” ha dichiarato Paul Keim del US National Science Advisory Board for Biosecurity, l’ente americano che sta valutando se dare il via libera alla pubblicazione. Quando ci fu l’allarme per l’aviaria però, la versione naturale dell’H5N1 contagiò solo 600 persone, nonostante si parlasse di epidemia. In altre parole l’H5N1 non è un virus così pericoloso. O meglio, non lo era fino a quando questi ricercatori non lo hanno modificato geneticamente. Il nuovo virus da laboratorio acquisisce la capacità di infettare attraverso l’aria permettendo quindi un contagio rapidissimo da uomo a uomo per semplice vicinanza. Si tratta di una differenza cruciale rispetto al virus naturale. Pensate a cosa succederebbe all’interno di una metropolitana affollata, in treno o in aereo. Altro che le mascherine tanto amate dai giapponesi!

Ma in natura può esistere un virus così virulento? Fouchier e i suoi colleghi sostengono che queste mutazioni indotte in laboratorio sono teoricamente possibili anche in natura, anzi molto probabili e che quindi la loro ricerca è fondamentale per essere preparati. Il Dr. Thomas Inglesby, esperto di bioterrorismo non sembra però essere d’accordo: “E’ semplicemente una brutta idea che gli scienziati trasformino un virus potenzialmente letale in un virus letale e altamente contagioso. E la seconda brutta idea è che pubblichino i risultati così altri possono copiare la procedura”, ha dichiarato. Forse varrebbe la pena investire soldi, tempo e cervelli in ricerche più utili e socialmente rilevanti e frenare iniziative giudicate rischiose dai più. Secondo Mark Wheelis della University of California “tale esperimento dimostra la necessità di un sistema robusto e indipendente di valutazione e approvazione dei programmi di ricerca che venga attivato prima che un esperimento del genere venga svolto. Bloccare la pubblicazione può rendere la ricerca meno pericolosa ma è un piccolo beneficio rispetto al non svolgere la ricerca affatto”.

Ma c’è un altro problema. Se un giorno comparisse davvero all’orizzonte un virus H5N1 molto più aggressivo e contagioso, sarebbe impossibile non tornare a pensare all’esperimento di Fouchier. Alcuni sospetterebbero che sia stato perso il controllo del virus mutato. Altri legherebbero la pandemia all’enorme business della produzione e vendita di farmaci e vaccini. Forse si tratterebbe anche in questo caso di dietrologia, di fantasie di persone che vedono complotti ovunque ma in realtà il problema principale sta proprio nella natura stessa di esperimenti del genere. Essi sono in grado di fomentare dubbi che una volta insinuatisi nella mente, fanno fatica ad andarsene, veri o falsi che siano. Questo alla lunga rischia di minare il delicato rapporto di fiducia che l’opinione pubblica ha con la scienza e la medicina e con le istituzioni che le governano, con il rischio reale di distaccare ancora di più la società da innovazioni e scoperte di grande importanza per la salute e il benessere collettivo.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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