Perché il digiuno intermittente non è per tutti

Perché il digiuno intermittente non è per tutti

 

In questi ultimi anni si sente parlare molto di digiuno e restrizione calorica. In realtà non si tratta di concetti nuovi. Il digiuno è presente in tutte le tradizioni religiose e i primi studi sugli effetti di una riduzione dell'introito di cibo risalgono a molte decadi fa.

Le antiche pratiche tradizionali erano prevalentemente finalizzate a rafforzare lo spirito e la forza di volontà. Le ipotesi spesso menzionate di disintossicare e purificare il corpo sono piuttosto fantasiose scientificamente. Un digiuno protratto nel tempo è semmai una causa di tossicità e pericolo per il corpo.

Tuttavia oggi sappiamo che limitare il consumo di calorie senza penalizzare l'apporto di nutrienti può contribuire a ridurre il rischio di alcune patologie e ad allungare la vita.

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Un deficit calorico genera un segnale che viene detto ormetico. Si tratta di un agente stressante che stimola una risposta protettiva che aiuta le cellule del nostro organismo a riparare i propri danni e a rafforzarsi.

Il meccanismo è del tutto simile a quello che si ottiene seguendo un corretto programma di allenamento fisico che preveda uno specifico rapporto tra stimolo e recupero. E proprio qui sta il limite dei protocolli di digiuno e restrizione calorica diventati popolari in questi tempi: non sappiamo che effetti hanno sul singolo individuo e come monitorarli.

Nel caso dell'allenamento fisico è possibile valutare in qualche modo la risposta dell'organismo ai carichi di lavoro, ma in ogni caso non è difficile allenarsi troppo poco o troppo. Nel primo caso non ci sarà alcun effetto mentre nel secondo potrà esserci perfino un danno. Lo stesso può accadere riducendo l'apporto di cibo.

Se si potesse calibrare e personalizzare il protocollo si potrebbe ipotizzare di suscitare una risposta positiva nel corpo, ma in pratica non lo sappiamo. Se invece lo stimolo fosse eccessivo si potrebbe perfino provocare un danno.

Sul piano endocrino digiunare o ridurre drasticamente le calorie stimola una risposta da stress con aumento del cortisolo, un ormone che comporta una distruzione di tessuto muscolare e un indebolimento del sistema immunitario.

Una delle pratiche più popolari è il protocollo che prevede 16 ore di digiuno e una finestra di 8 ore durante la quale assumere i pasti (digiuno intermittente). Anche in questo caso non esistono però evidenze che tale pratica sia adatta a tutti. Anzi, sul piano comportamentale potrebbe perfino generare effetti di perdita di controllo sull'alimentazione legati a crisi di fame e su quello energetico, cali di prestazione e concentrazione.

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È bene quindi tenere presenti alcuni aspetti:

1.   Esistono dati che indicano che la restrizione calorica e il digiuno (in particolare quello intermittente) possano ridurre il rischio di alcune malattie e allungare la vita. Questo meccanismo è legato all'abbassamento dei livelli di insulina e all'innesco di processi di riparazione cellulare indotti dal meccanismo ormetico e dalla risposta da stress.

2.   La stessa risposta da stress potrebbe però essere eccessiva e generare un danno cellulare e un'esagerata produzione di cortisolo.

Il digiuno e la restrizione calorica non sono quindi protocolli per tutti e non sono miracoli terapeutici come vengono descritti in alcuni casi.

Possono essere utilizzati sotto sorveglianza medica in soggetti sani e sufficientemente esperti nel gestire la loro nutrizione. Sono quindi interventi che andrebbero sempre personalizzati e che rappresentano eventualmente "perfezionamenti" e non passi iniziali nel miglioramento della qualità dell'alimentazione e della vita.

I passi fondamentali rimangono mangiare meglio e regolarmente, fare attività fisica tutti i giorni e gestire lo stress.

Rimani forte, vivi a pieno!

 

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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