I miti da sfatare sul consumo di frutta

I miti da sfatare sul consumo di frutta Anche un gesto semplice, come mangiare della frutta, non può essere lasciato al caso.

Con l’arrivo della bella stagione prendono piede regimi alimentari d’urto che garantiscano depurazione e dimagrimento. Regina incontrastata delle diete di stagione è la frutta, un alimento fondamentale per costruire una corretta alimentazione, attorno cui, tuttavia, aleggiano luoghi comuni che è importante smantellare.

Si sente dire che la frutta non si deve mangiare dopo i pasti, ma è vero? Uno dei motivi che tengono in piedi questa teoria è che se assumiamo la frutta al termine di un pasto a base di carboidrati complessi e/o proteine, avendo questi nutrienti dei tempi di digestione diversi, viene rallentato l’intero processo digestivo e si dà luogo ad una fermentazione intestinale maggiore che fa sentire gonfi. In un’epoca in cui si combatte con la fame a suon di tecniche sazianti di ogni tipo, non ha senso scagliarsi contro la frutta che questo compito lo svolge in modo naturale ed efficace, conferendo un riempimento sufficiente ad alzarsi da tavola sazi, ma che non dura per più di mezz’ora, e non appesantisce. Quasi mai la colpa di un intestino gonfio è il consumo regolare di frutta. Non confondiamo causa ed effetto: quando un intestino è già irritato la fermentazione data dalla frutta può risultare fastidiosa, ma la soluzione più logica è lavorare sull’infiammazione dell’intestino e non portare avanti la granitica abitudine di non mangiar frutta con un colon irritato, perché in questo modo, paradossalmente, non si tutela la salute del colon, ma la sua irritazione. Anche perché le fibre, erroneamente ritenute responsabili del gonfiore, svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione dei tumori, riducono l’assorbimento intestinale di grassi e di zuccheri, nutrono il microbiota intestinale, ovvero l’insieme dei microrganismi volgarmente noti come flora batterica, responsabili del 70% delle difese immunitarie del nostro corpo e della sua salute in molti altri modi.

Un altro motivo con cui viene argomentata la teoria che non bisogna assumere frutta a fine pasto è che a digiuno i preziosi nutrienti della frutta (vitamine, minerali, antiossidanti) vengono assorbiti più rapidamente e si può godere maggiormente degli effetti benefici di questo alimento. Bisogna tuttavia ricordare che alcune sostanze contenute nella frutta, come la bromelina, aiutano a digerire le proteine; altre, come la vitamina C, facilitano l’assorbimento di ferro contenuto nei cibi proteici; altre ancora come le fibre solubili riducono l’assorbimento intestinale di colesterolo presente nei cibi proteici di origine animale; infine, grazie agli antiossidanti, la frutta contrasta l’ azione di sostanze tossiche e cancerogene presenti nella nostra alimentazione.

Attualmente, infatti, il modello alimentare di riferimento più attuale per i pasti è quello dell’Healthy Plate che vede tutti i nutrienti presenti, nelle giuste proporzioni, nello stesso pasto, proprio per sfruttare le sinergie che si creano tra un nutriente e l’altro. Tuttavia è pur vero che assumerla a digiuno ha dei vantaggi, ma le linee guida per la prevenzione dei tumori raccomandano almeno 5 porzioni tra verdura e frutta al giorno, quindi ne abbiamo da mangiare sia a pasto che a digiuno.

Il consumo di frutta quindi va sempre incoraggiato, a patto di non sfociare in comportamenti estremi, come strutturare i pasti principali a base di sola frutta convinti di amplificare i benefici di questo prezioso cibo. Peccato che questo significhi non assumere nutrienti fondamentali come ad esempio aminoacidi essenziali e acidi grassi essenziali, e quindi non permettere al corpo di funzionare bene; dal punto di vista metabolico si abbassa la capacità di consumo e ci si predispone all’accumulo nel pasto successivo; dal punto di vista biologico è facile andare in contro a  sbalzi di glicemia, con conseguente alterazione dello stimolo della fame  o dell’input alla sintesi dei grassi; dal punto di vista comportamentale, infine, il peculiare sbilanciamento di nutrienti si traduce in più probabili perdite di controllo che invaliderebbero anche il più salutare dei regimi alimentari.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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