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Il legame tra intolleranze alimentari e aumento di peso

Il legame tra intolleranze alimentari e aumento di peso Spesso si associa la difficoltà a perdere peso con un’intolleranza alimentare, ma è davvero così?

Ricordo il caso di Luisa, una ragazzina di 12 anni portata in ambulatorio dalla mamma per perdere peso. A un paio di mesi dal percorso di educazione alimentare, che peraltro stava dando i suoi ragionevoli frutti, la mamma, che si aspettava di ottenere una perdita di peso molto più consistente, iniziò a dirmi che secondo lei Luisa era intollerante a qualche cibo e che per quello che era così grassa.

Ma un’intolleranza alimentare può davvero determinare un aumento di peso?

Le intolleranze alimentari sono reazioni avverse conseguenti all’ingestione di un determinato cibo, prodotte da numerose cause di svariata natura, e sono dose dipendenti.

Chi sostiene che un’intolleranza alimentare determini un aumento di peso lo fa in base a questo presupposto: la reazione avversa ripetuta nel tempo dà luogo a fenomeni di tipo infiammatorio che possono favorire l’insorgere di insulino-resistenza, peggiorare l’utilizzo dei nutrienti energetici e facilitare l’aumento di peso.

La dieta di intolleranza è sostanzialmente una dieta di esclusione: una volta eliminati gli alimenti incriminati, un soggetto potrebbe mangiare liberamente, anche zuccheri e grassi industriali in eccesso, o potrebbe esagerare con i cibi consentiti, mangiando al di sopra del proprio fabbisogno. Peccato che anche i due comportamenti presi ad esempio possano determinare fenomeni di tipo infiammatorio, come molti altri ancora.

Può dunque una dieta che prenda in considerazione un solo e limitato aspetto far dimagrire?

La risposta è no, e quando si verificano perdite di peso consistenti spesso dipende dal fatto che i soggetti eliminano interi gruppi di alimenti, come i latticini che apportano tanti grassi saturi, o i farinacei che apportano parecchie calorie per porzione, senza preoccuparsi di sostituirli.

Il corretto approccio alla perdita di peso deve sempre partire dalla correzione di quegli aspetti che in modo conclamato fanno ingrassare: alimentazione quantitativamente eccessiva, qualitativamente squilibrata, carente o inadeguata, mancanza di movimento, comportamenti alimentari disfunzionali (saltare i pasti, distribuirli in modo scorretto, mangiare distrattamente o in fretta, etc.).

Le intolleranze alimentari invece vanno valutate solo a posteriori, e non tanto, come abbiamo visto, per ottenere un dimagrimento, ma per migliorare la qualità di vita: manifestazioni comuni di intolleranza alimentare, infatti, sono nausea, meteorismo, diarrea, cefalea, sonnolenza, reazioni cutanee, riniti, ritenzione di liquidi. Se tali disturbi restano anche dopo aver acquisito delle corrette abitudini alimentari, potrebbe trattarsi di intolleranza.

E come si individua un’intolleranza alimentare?

È importante sapere che le intolleranze alimentari sono prodotte da numerose cause di svariata natura, e questo è il motivo principale per cui non esiste a tutt’oggi un test che possa essere esaustivo nel suo responso, visto che ogni test considera un solo meccanismo d’azione, quindi il consiglio è quello di effettuare un’autoanamnesi guidata da un esperto di nutrizione.

 

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