Imparare a vivere di emozioni

Imparare a vivere di emozioni

Ho amato abbastanza? Ho trattato bene gli altri? Ho vissuto una vita con un senso? Ho lasciato il mondo in una condizione migliore di come l'ho trovato?

Sono queste le domande fondamentali che tutti noi ci facciamo alla fine della nostra vita.

Credo che nessuno da vecchio si chieda se ha avuto una bella macchina, se la casa in cui ha vissuto era all'altezza o se l'argenteria era lucida abbastanza.

 

Impariamo a non contenerci troppo, torniamo a leggerci dentro e a renderci meno illeggibili agli altri, capiamoci e facciamoci capire perché solo così sapremo scegliere ciò che è meglio. 

 

La nascita e la morte ci rendono tutti molto simili e molto umani, ci riportano all'essenzialità della vita, fatta in larga misura delle emozioni positive o negative vissute piuttosto che dei beni materiali accumulati o della carriera fatta.

Il Dalai Lama ha detto che l'uomo occidentale impiega metà della sua vita a perdere la salute per fare i soldi e l'altra metà a perdere i soldi per riconquistare la salute.

Non ha tutti i torti.

Questa contraddizione sembra nascere da un'errata comprensione di cosa sia la salute, di cosa porti la felicità e in ultima analisi di cosa serva per vivere la vita a pieno.

Ci conosciamo poco e capiamo poco di noi stessi. In particolare nella prima parte della vita adulta sembra mancare un allineamento tra gli obiettivi che ci diamo e le esigenze emotive che portano ad un vero appagamento.

 

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Intrappolati in una macchina sociale che detta valori, scopi, tappe, tempistiche, senza lasciare spazio all'individuo di scoprire i suoi bisogni più profondi, molti di noi perdono di vista l'unica cosa che conta: il risultato delle proprie azioni in termini di emozioni vissute.

Sì, perché gli obiettivi in sé contano davvero poco.

Ciò che ognuno di noi vuole attraverso il raggiungimento di una qualche meta è il vivere una determinata emozione.

Per esempio potremmo pensare di desiderare tantissimo un barca ma in realtà quello che vogliamo è solo libertà e il debito contratto per comprare la barca diventa un ulteriore prigionia. Tanto per fare un esempio.

Il problema sta proprio qui: cosa succede quando ci accorgiamo che ciò che abbiamo raggiunto non ha generato le emozioni che ci aspettavamo?

Una vita a pieno

Una vita a pieno deriva da un completo allineamento tra obiettivi ed esigenze emotive.

Quando ciò che faccio suscita le emozioni che desidero davvero, allora posso dire di essere felice.

Quindi la felicità è qualcosa di così sfuggente, non tanto perché noi siamo stati programmati per essere tristi e insoddisfatti, quanto perché siamo stati educati e condizionati a cercare appagamento nelle cose sbagliate e a considerare un completo benessere emotivo come qualcosa di irraggiungibile.

Studia, cerca un posto fisso, metti su famiglia, comprati una casa che ti dà sicurezza sono le regole standard di una ricerca preconfezionata di felicità che funzionava male già decadi fa e che oggi appare del tutto fuori luogo.

Chiediti invece cosa adori fare, per cosa batte il tuo cuore, in cosa credi di poter dare il massimo, come puoi essere di servizio per gli altri e per il mondo. Abbi il coraggio di domandarti come puoi esprimere la forza creativa che hai nel cuore e non quanto ti daranno di stipendio.

Quelli che vengono considerati motivi validi per fare una scelta, come per esempio i soldi, sono invece eventualmente solo delle conseguenze di una giusta decisione.

Una scelta emotivamente sbagliata dà vita ad una trappola che si fa sentire nel tempo logorandoti l'anima molto di più di cento euro in meno in busta paga.

Allora, d'ora in poi, quando pensi ai tuoi obiettivi futuri decifrali in termini emotivi attraverso una serie di domande:

1 .     Che emozioni genera il raggiungimento di questo specifico obiettivo?

2 .     Posso avere le stesse emozioni anche tramite il raggiungimento di altri obiettivi più idonei?

3 .     Si tratta di un obiettivo generato solo dal desiderio di compensare qualche stato emotivo negativo?

4 .     Quale emozione basilare posso associare a questo obiettivo (rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, disprezzo, disgusto)?

5 .     Dove posso collocare questo obiettivo nella mappa dei miei desideri emotivi?

 

 

Le emozioni sono ciò per cui viviamo

Le emozioni sono tutto ciò per cui viviamo e la sola cosa che veramente ricerchiamo dalla vita.

Chiediti come mai si piange per tristezza ma anche per gioia, commozione e divertimento.

 

Che differenza c'è tra le lacrime amare che scorrono lungo le guance di una persona sconfitta e quelle dolci della commozione? Sono in entrambi i casi segnali che ci permettono di comunicare qualcosa agli altri.

Le lacrime emergono nel caso di emozioni forti, anche antitetiche, perché la natura considera fondamentale che gli altri percepiscano chiaramente il nostro stato d’animo…del resto il pianto nel neonato suggerisce alla mamma di nutrirlo.

Nella nostra società abbiamo invece fatto di tutto per sopprimere le lacrime e per soffocare le emozioni che vediamo per lo più come tabù con il solo risultato di aver contribuito ad accrescere il malessere e la frustrazione di tutti noi.

Impariamo a non contenerci troppo, torniamo a leggerci dentro e a renderci meno illeggibili agli altri, capiamoci e facciamoci capire perché solo così sapremo scegliere ciò che è meglio.

E non preoccupiamoci troppo se questa rinata emotività comporta qualche lacrima la prossima volta che andiamo al cinema.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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