Bisogna continuare a crescere per diventare grandi

Editoriale settembre 2016

Picasso disse che bisogna imparare le regole come un professionista per poi romperle come un artista. Goethe sosteneva che pensare è semplice, agire è difficile e che agire secondo il proprio pensiero è la cosa più difficile di tutte.

Einstein riteneva che la mente intuitiva fosse un dono sacro mentre quella razionale un servo fedele e che nella nostra società ci sia la tendenza a onorare il servo e dimenticare il dono. Lincoln pensava che il miglior modo di prevedere il futuro fosse quello di crearlo.

Ovviamente le citazioni potrebbero essere molte altre ma queste sono sufficienti a comprendere che i grandi, quelli che nel mondo hanno fatto la differenza, ci spronano sempre a essere noi stessi, a superare i nostri limiti, a migliorarci e a uscire dallo status quo. I piccoli, al contrario, ci suggeriranno sempre solo di seguire le regole e restare al nostro posto.

Nella vita è importante saper distinguerli altrimenti rischiamo, lungo il cammino, di badare a cattivi maestri, a persone che ci illudono di essere interessate al nostro bene ma che non lo sono affatto.

 

Grande è uno stato mentale che nasce da onestà, trasparenza, passione, generosità, apertura, luminosità, precisione e amore.

 

In realtà sono solo dei mediocri, dei guardiani dello status quo, persone felici di un mondo fatto di repliche standardizzate di essere umani da catena di montaggio, uomini e donne privati di quella scintilla di creatività e autonomia che ci distingue dalle macchine.

I grandi non temono di farci crescere, anzi, lo percepiscono come un loro compito essenziale. I piccoli, invece, hanno paura di scomparire di fronte alla crescita altrui. I grandi pensano al bene superiore, al significato ultimo della vita mentre i piccoli tengono presente solo il loro modesto e immediato tornaconto. I grandi affrontano i loro dolori con pazienza, in attesa che si formino le cicatrici. I piccoli si lamentano e scaricano sugli altri le proprie sofferenze innondandoli di negatività.

Ma, per essere grandi, non occorre aver prodotto opere indimenticabili o essere il Presidente degli Stati Uniti. Grandi possono essere una mamma e un papà che si impegnano tutti i giorni a educare i loro figli a diventare uomini e donne migliori. Grande può essere un impiegato che porta a termine le sue mansioni con passione e precisione. Grande può essere il bambino che ti sorride entusiasta quando gli proponi di fare assieme un semplice gioco o il Vigile del Fuoco che scava senza sosta in mezzo alle macerie per salvare un'altra vita.

Grande è uno stato mentale che nasce da onestà, trasparenza, passione, generosità, apertura, luminosità, precisione e amore. Piccolo significa, al contrario, essere chiuso, invidioso, codardo, impaurito dalla vita prima ancora che dagli altri.

L'autorevolezza data da chi sei, dalle promesse che mantieni e da come ti comporti è grande. L'autorità acquisita grazie a un titolo e ostentata ai quattro venti è piccola. Grande è un concetto fluido che dipende dai valori per cui decidiamo di vivere e non dai risultati che otteniamo. Piccolo invece è il risultato obbligato e certo del vivere senza credere in nulla.

L'autorevolezza data da chi sei, dalle promesse che mantieni e da come ti comporti è grande

Grande è colui che rimane pacato e calmo quando il piccolo diventa irascibile e aggressivo. Grande è anche quello che cerca di prendersi cura di se stesso, di far brillare la sua vita riconoscendola come un dono. Piccolo è colui che sottovaluta, disprezza, distrugge e deride la bellezza del suo corpo e l'integrità della sua anima.

Ma, forse, grandi per davvero non si diventa mai e siamo tutti un po' grandi e un po' piccoli, a seconda dei momenti. Si può solo continuare a crescere. L'importante è non accontentarsi di lasciare emergere il peggio che alberga, ahimè, in tutti noi, pronto a prendere il sopravvento non appena abbassiamo la guardia.

Per cercare di restare fedeli a un percorso di crescita e miglioramento continuo, abbiamo bisogno di pratiche, di abitudini potenzianti da ripetere giorno dopo giorno, di concetti a cui far riferimento quando non sappiamo cosa scegliere. Perché, solo così, si rimane consapevoli e si ha qualche chance in più di sfuggire alla mediocrità che tenta di governarci.

Ecco alcune riflessioni che mi sono state utili nel mio percorso personale:

1) Pensa in grande perché le tue azioni non saranno mai più potenti dei tuoi pensieri. Se i tuoi obiettivi sono troppo piccoli, i tuoi risultati saranno inesistenti. 2) Impara ad amare il lavoro e la fatica. Nulla accade all'interno della tua comfort zone. Gli spartani dicevano che chi suda di più in addestramento sanguina meno in guerra. 3) Diventa un maestro di esecuzione, capace di trasformare ogni embrione di idea in un'azione concreta. I grandi propositi, i progetti teorici non contano nulla se non sono seguiti dal fare. 4) Se sei circondato da mediocrità significa che hai fatto scelte mediocri. Non accontentarti di non essere infelice, non accettare solo di soffrire meno. Cerca le cose che ti fanno impazzire di gioia anche se devi correre dei rischi. 5) Le critiche non cambiano il mondo. Incoraggia sempre te stesso e gli altri e ricordati che se vuoi continuare a crescere devi continuare a studiare, se vuoi cambiare qualcosa devi avere il coraggio di metterti in gioco.

 

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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