La parola chiave è: migliorarsi

Editoriale settembre 2015

Maggio è stato il mese dell’ultimo, urgente, tentativo di ridurre il grasso di troppo prima di mettersi in costume. Settembre invece è il mese del recupero dalle vacanze che prendono molto spesso una piega troppo festaiola.

In questi giorni un numero enorme di persone deciderà di iniziare una dieta e un programma di attività fisica regolare. Poi arriverà Natale, altro momento in cui si fanno i conti con se stessi e si è pieni di buoni proposti per l’anno a venire. Molte persone in sovrappeso affrontano anno dopo anno questi passaggi, mai davvero felici della propria condizione o perché con dei chili di troppo o perché, per liberarsi di quei chili che detestano, si sentono sempre sotto pressione per le rinunce necessarie.

Sempre più spesso però in queste montagne russe ci finiscono anche persone che non sono affatto in sovrappeso. Persone che non hanno alcuna necessità oggettiva di dimagrire ma che, ciononostante, soffrono perché non sono esattamente come qualche modella vista nelle pubblicità e che magari è frutto di un software di fotoritocco più che di dieta e esercizio.

Tempo fa ho visitato una ragazza molto giovane, disperata per il grasso e la cellulite accumulata sulle sue cosce. Ho fatto fatica a vedere una singola zona grassa in quel corpo snello e semmai un pochino troppo esile. Temo che l’idea di bellezza che molte persone hanno e che, ripeto, è falsata da modelli creati al computer, sia diventata pressoché irraggiungibile.

Alimentazione, attività fisica regolare, tecniche di rilassamento possono modificare l’espressione dei nostri geni e tirare letteralmente fuori il meglio di noi. Con grande dedizione si può davvero trasformare un corpo in meglio ma nulla potrà renderci felici se l’unico obiettivo che abbiamo in testa è la perfezione, se ciò che ci muove non è il desiderio piacevole di migliorarsi ma l’ossessione angosciante di raggiungere ciò che è irraggiungibile.

Attenzione, non sono certo il tipo da invocare un’accettazione passiva di come si è, punto e basta. Non credo che questo renda felici e, per altro, non possiamo nemmeno permettercelo come società visto il dilagare di patologie metaboliche. Ma non credo nemmeno che sia possibile migliorarsi se abbiamo un modello di perfezione in testa che lavora costantemente come un tarlo capace di divorare dall’interno la nostra buona volontà. In un percorso di cambiamento, invece di guardare i corpi pseudo-perfetti delle pubblicità, impariamo ad osservare le foto di come eravamo per capire quanta strada abbiamo fatto. Ricordiamoci come siamo cresciuti, gli errori commessi e le cose fatte bene che hanno caratterizzato la nostra vita. Da lì troveremo gli spunti per creare l’immagine ideale di noi, ciò che possiamo diventare dopo aver compiuto il nostro percorso di cambiamento. Non più modelli generici e fasulli. Non più obiettivi definiti da altri, dalla moda, dalle riviste o da un software. Ma un modello privato e intimo che nessuno può portarci via e che, proprio per questo, è assolutamente raggiungibile.

Non occorre essere perfetti per essere se stessi e per essere felici. Non occorre nemmeno essere perfetti per essere sani. E tantomeno occorre imporsi in ogni battaglia per vincere una guerra. Anzi, di tanto in tanto, bisogna aspettarsi una sconfitta e forse darle perfino il benvenuto perché perdere ha un potenziale educativo molto più profondo e potente che vincere. I fallimenti ci insegnano a fare meglio, ci spronano a rialzarci e a riprendere il nostro cammino. Sono i modelli sbagliati e non le sconfitte che rischiano di bloccare molti ancora prima di iniziare e di lasciare altri in preda alla frustrazione invece di donare loro felicità per i passi avanti compiuti. Occorre avere fiducia in se stessi e capire che l’accettazione della realtà non significa rimanere passivi e immobili ma piuttosto combattere con il giusto spirito per degli obiettivi sensati. Esattamente come contrastare l’invecchiamento non significa essere incapaci di accettare la morte.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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