Se inizi qualcosa, portala a termine

Editoriale marzo 2015

Il Natale ci aveva dato una forte spinta. Panettone, torrone e qualche prosecco di troppo erano riusciti e far scattare una certa voglia di cambiamento. Del resto all’inizio di ogni anno molte persone cominciano una dieta, decidono di affrontare un programma di allenamento o semplicemente di prendersi un po’ più cura di se stessi.

Ma quando si arriva tra febbraio e marzo i buoni propositi iniziano a vacillare sotto il peso dei sacrifici quotidiani, delle rinunce e della difficoltà di concordare i mille impegni che ognuno di noi ha con le esigenze di uno stile di vita sano. Poi, complici i primi caldi della primavera, ci assale una pigrizia capace di dare il colpo di grazia definitivo ad ogni buon proposito.

A fine giugno però gli immancabili e insopportabili richiami dei media alla prova costume ci risvegliano di soprassalto con l’ansia di porre rimedio all’ultimo momento alle conseguenze antiestetiche dei vizi che non siamo riusciti a toglierci nei mesi precedenti.

Molti di noi vivono così come su una sorta di montagna russa tra buoni propositi creati troppo in fretta e altrettanto rapidamente messi da parte, frustrazioni e avvilimenti e diventano vittime di mode passeggere, luoghi comuni e teorie infondate. Per esempio, si ingrassa da Capodanno a Natale e non da Natale a Capodanno e se vogliamo proprio vincere la prova costume, dobbiamo iniziare a lavorarci almeno con un anno di anticipo.

Allora, per poter vincere la vera sfida, non quella della prova costume ma quella del vivere una vita sana e piena, di costruire un corpo tonico ed efficiente e avere una mente felice, dobbiamo definire non tanto cosa vogliamo raggiungere ma chi vogliamo diventare. Dobbiamo essere in grado di sacrificare qualcosa di quello che siamo oggi per diventare ciò che vogliamo essere domani. È un percorso di sviluppo personale e non di confronto con gli altri e non si esaurisce ma, al contrario, continua ad evolversi di obiettivo in obiettivo, di passo in passo.

Quando si decide di iniziare qualcosa si prende prima di tutto un impegno con se stessi. E gli impegni vanno mantenuti. Le promesse vanno rispettate. Del resto, non è questo che insegniamo ai nostri figli? E perché allora ce ne dimentichiamo così facilmente quando si tratta di applicare le regole a noi stessi? Perché siamo così severi nel pretendere correttezza, disciplina, risultati dagli altri, dallo Stato, dai nostri figli, dai vicini di casa ma siamo così indulgenti con noi stessi?

A forza di non mantenere gli impegni presi con noi stessi rischiamo di accettare passivamente e di dare quasi per scontato un fallimento perpetuo che si traduce, in modo strisciante, in insicurezza, nervosismo, insoddisfazione fino a minare non solo il rapporto con noi stessi ma anche quello con gli altri.

Il mantenere gli impegni presi, al contrario, non solo aumenta le chance di arrivare all’obiettivo che ci siamo prefissati, ma soprattutto permette un progressivo rafforzamento del sé. Riflettere su questo tema ha dei risvolti che vanno perfino oltre la sfera personale. Una società i cui membri si autoingannano sarà infatti una società in cui tutti sono più predisposti ad ingannare anche il prossimo con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Certo, sappiamo bene che non è facile mantenere gli impegni presi con se stessi. Non vogliamo negare che ci siano mille difficoltà oggettive a frenare la nostra marcia. Ma sappiamo anche che ci sono per lo meno altrettanti alibi soggettivi, paure, dubbi e  scuse che forse creano ostacoli ancora più duri da superare.

Allora qualche piccolo trucco ci può essere d’aiuto almeno per iniziare. Ecco qui le mie cinque regole che mi aiutano a restare motivato, positivo e sereno nello svolgere il mio programma:

1) Meno è meglio: non sempre puntare al massimo ha senso. Quando si inizia un percorso di cambiamento di stile di vita è molto meglio pianificare delle azioni fattibili e realizzabili e incrementare gradualmente.

2) Fermezza e dolcezza: ognuno di noi deve cercare di trovare un equilibrio personale tra fermezza e dolcezza, tra determinazione, sudore e sacrificio da un lato e appagamento, soddisfazione e piacere dall’altro. Il percorso non è fatto solo di rinunce ma piuttosto di nuovi piaceri da scoprire che vanno a sostituire quelli che abbandoniamo.

3) Costanza più che velocità: non è la velocità con cui si cammina che conta ma la costanza. È così che nel tempo si compiono enormi percorsi. In ogni impresa è la ripetizione infinita del gesto che porta al risultato. Occorre concentrarsi sul singolo passo e non sulla distanza che rimane da percorrere.

4) Vedere il risultato: i risultati vanno prima immaginati nella propria mente come se li avessimo già raggiunti. Le immagini devono essere forti e nitide, concrete e non dei generici obiettivi del tutto teorici. A forza di vivere mentalmente l’immagine voluta diventerà automatico compiere i passi perché si avveri.

5) Flow: lo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi lo ha chiamato flow o esperienza ottimale. È quello stato di naturale concentrazione in cui ogni azione, movimento o pensiero segue senza sforzo il precedente e i dubbi, le paure, la fatica scompaiono per lasciare il posto ad una prestazione percepita come perfetta.

Se sei qui vuol dire che hai preso un impegno con te stesso. Ora portalo fino in fondo.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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