Costruisci il tuo sé

Editoriale marzo 2014

Sappiamo tutti che non esiste una soluzione unica ad un problema. Sappiamo anche che lo stesso risultato può essere ottenuto percorrendo strade diverse. Questo vale anche per la salute e la malattia.

Guardiamo per esempio alle zone del mondo dove c’è un’elevata percentuale di ultracentenari e anziani sani e attivi. La Barbagia in Sardegna, le isole di Okinawa in Giappone o alcune zone della Costa Rica. Questi anziani non condividono né le stesse origini genetiche, né i medesimi cibi, né tanto meno lo stesso clima o abitudini di vita simili ma al contrario vivono esistenze piuttosto diverse che portano però a risultati molto simili in termini di salute. Come mai? Non sono le singole e specifiche componenti del loro modo di vivere a fornire le proprietà protettive ma piuttosto alcune caratteristiche generali. Che sia pecorino o pesce azzurro, usano per lo più cibo della zona; che coltivino i campi o curino l’orto, sono persone che usano il corpo per lavorare; che sia il giocare a carte al bar o bere il tè, in tutti i casi sono anziani con una vita sociale appagante e con una comunità che li circonda di cui si sentono parte attiva e che permette loro di lavorare meno e di dedicare più tempo a sé e ai propri cari. Anche nella nostra società occidentale, dove viviamo il paradosso di una vita sempre più lunga ma sempre più piena di malattie, di tristezza e di insoddisfazione, sappiamo che ognuno di noi ha un percorso diverso e che questo è in gran parte modificabile sulla base delle proprie scelte di vita, delle emozioni che si percepiscono e delle motivazioni che si riescono a raccogliere dal profondo del proprio cuore.

Oggi siamo di fronte ad un momento di grande cambiamento. La fine di un ciclo economico che crea una burrascosa crisi globale. Lo sgretolarsi di un modello di vita che apre le porte a nuovi modi di interpretare la propria esistenza, la cultura, l’informazione e la divulgazione del sapere. Quando un sistema inizia a traballare si intravvede la nascita di un nuovo modello, come in una sorta di nuovo stadio dell’evoluzione umana che, come in passato, nasce dalle ceneri di una fase precedente. Anche nel campo medico si osserva questo cambiamento. La medicina tecnologica e scientifica che ci ha traghettato fuori dalle grandi malattie infettive del passato e che ci ha insegnato a sopravvivere a tanti eventi acuti, mostra i suoi limiti nel campo della prevenzione e della gestione della patologia cronica. Abbiamo delegato tutta la gestione della nostra salute a questa medicina e alla figura del medico nella speranza che potessero essere sufficienti farmaci e tecnologie non solo a tenerci in vita ma anche a mantenerci sani e felici e a compensare tutte le cose nocive di cui ci siamo, consapevolmente o meno, circondati. Ma non è stato così e ci ritroviamo ora urgentemente costretti a riprenderci in mano le redini della nostra vita e ad imparare a gestire noi stessi. Per questo non è tanto importante che qualcuno ci proponga la propria soluzione ai nostri problemi ma piuttosto che risvegli la nostra coscienza e che ci dia i mezzi per creare il nostro, individuale percorso di salute.

Ecco il senso della frase Build Your Self. Se “your” e “self” fossero stati scritti uniti, la frase poteva essere tradotta con “costruisci te stesso”. Ma la separazione tra le due parole è voluta ad indicare un concetto leggermente diverso: “costruisci il tuo sé”. Il famoso filosofo francese Michel Foucault parlò negli ultimi anni della sua vita di tecnologie del sé, a indicare un insieme di conoscenze, norme e tecniche in grado di permettere una gestione ottimale di se stessi. Un sapere antico che secondo Foucault andò perso con il progredire della scienza e della civilizzazione, mano a mano cioè che l’individuo ha progressivamente delegato alle istituzioni e ai tecnici la gestione di molti aspetti della propria vita.

È arrivato il momento di riprendersi in mano la propria esistenza, di assumersi la responsabilità di vivere bene, dotandosi di nuove conoscenze che usino la scienza non tanto come un qualcosa di astratto da idolatrare e a cui affidarsi passivamente ma piuttosto come una guida pratica per dare vita a nuovi comportamenti e modelli di vita.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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