Proper Preparation Prevents Poor Performance

Editoriale luglio 2015

È la regola delle 5P che in italiano potrebbe essere tradotta così: una preparazione perfetta previene una prestazione povera.

Sono concetti che risultano immediati a chiunque pratichi seriamente uno sport o suoni per esempio uno strumento musicale. Se osservate un atleta, infatti, vi accorgerete che i suoi gesti perfetti, sincronizzati e armoniosi sono l’espressione tangibile delle ore passate ad allenarsi, degli anni di sforzi e sacrifici e di una pianificazione meticolosa che porta tutto a funzionare al meglio proprio nel giorno della gara più importante. E la stessa armonia e bellezza la ritrovate nelle mani di un pianista che scorrono veloci e precise sulla tastiera del pianoforte dando vita ad una melodia.

Perché tutto questo si verifichi è fondamentale però un’altra P, quella della passione. La forza motrice dell’atleta, del musicista o di chiunque nella propria disciplina arrivi a livelli di prestazione superiori è proprio la passione, l’amore per quello che si fa. Non tanto per i risultati e i riconoscimenti ma proprio per i gesti che si ripetono nell’eseguire i propri compiti. Solo la soddisfazione che si ricava dall’esecuzione di una pratica disciplinata crea la motivazione per continuare nel tempo. Ma proprio questa passione, questa forza per fare le cose sempre al meglio viene spesso persa nella vita quotidiana. Ci sembra impossibile tirarla fuori nel contesto di lavori monotoni e vite ripetitive, quando siamo avvolti dall’insoddisfazione e dalla frustrazione, quando i rapporti con gli altri sembrano fondarsi su invidia e rabbia invece che su onestà e limpidezza. Queste situazioni portano spesso ad una preparazione scadente che a sua volta non può che generare una prestazione mediocre e poco appagante capace di produrre delusione, frustrazione, rabbia e insicurezza. È da questo circolo vizioso fatto di disattenzione e di piccoli errori che si sommano infinite volte che si generano le vere e proprie catastrofi che possono rovinare una vita.

Avere un obiettivo chiaro come nello sport rende per certi versi più semplice l’approccio. Ma non è impossibile usare gli stessi principi anche nella vita di tutti noi. La prima regola è accedere ad un livello superiore di consapevolezza. Occorre prestare attenzione ai dettagli e alle sfumature e prendere ogni gesto della nostra vita con lo stesso desiderio di bellezza e armonia che ha l’atleta che compie il suo adorato movimento o il musicista che suona il suo strumento. Occorre sfuggire agli automatismi di una vita frenetica che rischia di trasformarci in una serie di robot che vivono di gesti programmati di cui non si rendono nemmeno conto e di cui non riescono a comprendere le conseguenze. Provate a guardarvi intorno. Gente che guida mandando messaggi con il cellulare, altri che parlano senza pensare all’effetto che le parole generano su chi ascolta, impiegati che non salutano nemmeno chi hanno davanti allo sportello, persone che si arrabbiano per nulla, gente che mangia senza comprendere che effetto avrà quella scelta sulla propria salute. Tutti sempre più immersi in una bolla di social network, messaggini, app e tecnologie che invece di esserci di aiuto per raggiungere i nostri obiettivi, diventano esse stesse l’elemento centrale dei nostri desideri. Non sono altro che artefatti, distrazioni che non permettono di arrivare all’essenzialità della vita.

Ma, contrariamente a quello che molti pensano, la pratica quasi ritualistica di un certo atteggiamento si può applicare a qualsiasi tipo di vita. Non occorre essere né atleti né musicisti. Potremmo essere calzolai o impiegati del Comune, medici o avvocati per praticare per esempio di essere più gentili, più sorridenti e più cordiali. Si può praticare di essere meno giudicanti nei confronti degli altri ma anche di se stessi. Ci si può esercitare a diventare più disciplinati e organizzati nelle cose della propria vita. Non cambieremo in una settimana e forse nemmeno in un mese ma con il tempo la pratica darà vita ad una sorta di seconda pelle e quello che richiedeva uno sforzo consapevole avverrà ad un certo punto con estrema naturalezza.

Provate a partire da una sola cosa, tanto semplice quanto dirompente. Fate uno sforzo per fare in modo di dare qualcosa di speciale a chiunque incontriate. Il vicino in ascensore, il giornalaio che vedete al mattino, quella signora anziana e intimorita che tenta di attraversare la strada, il collega di lavoro con cui condividete gran parte della vostra vita lavorativa, la signora un po’ scorbutica delle poste o qualcuno della vostra famiglia. Provate a dare un sorriso, una battuta spiritosa, un commento affettuoso, un aiuto concreto o ideale o semplicemente uno sguardo di sintonia e apprezzamento. Fate in modo che ogni incontro sia un piccolo passo per un mondo migliore e un’opportunità concreta non solo per migliorare gli altri ma soprattutto noi stessi. Lasciate un segno nell’anima di chi incontrate e vedrete che la vostra anima si arricchirà di riflesso. Non accontentatevi della mediocrità nei rapporti perché questa rende il cuore prima tiepido e poi freddo. Da questo dipende la vera salute e non da un broccolo in più o in meno.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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