Dr Filippo Ongaro    Dr Filippo Ongaro    Dr Filippo Ongaro

Perché fai ciò che fai?

Quante domande ti fai sui tuoi comportamenti o sulle tue scelte? Ti chiedi perché hai
risposto in quel modo al tuo partner o come mai hai scelto di fare un determinato
percorso lavorativo piuttosto che un altro?  Quante volte ti interroghi su chi sei, cosa
fai e cosa vuoi dalla tua vita?

Se sei come la maggior parte delle persone la risposta sarà che ti fai queste
domande piuttosto raramente.

Oggi molti di noi vivono con una sorta di pilota automatico sempre acceso, che
prende il sopravvento sulla nostra consapevolezza e spegne in particolare la nostra
capacità auto-riflessiva.

Orientati sempre a guardare all'esterno diventiamo sempre più critici e aggressivi
nei confronti degli altri (che hanno sempre torto) e sempre più accondiscendenti e
giustificativi con noi stessi.

Non ce ne rendiamo nemmeno conto. Pensiamo che non sia così ma basterebbe
registrare le nostre conversazioni per svelare quanto pettegoli e critici siamo con gli
altri e quanti alibi creiamo per noi stessi.

Per questo finiamo con il tagliare la strada in macchina a qualcuno per poi insultarlo
come se avessimo ragione noi o decidiamo di parcheggiare in doppia fila
infischiandocene del fastidio che causiamo o ancora pensiamo che le nostre difficoltà
derivino sempre e comunque da altri, dal governo, dall'economia mondiale, dalla
sfortuna.

Ci inventiamo di tutto pur di non dover guardare dentro. Ma perché?
Fondamentalmente perché abbiamo una paura terribile di notare degli errori e di
sentirci costretti a migliorarci.

In fondo non guardare è il modo miglior per non vedere. E se non vediamo non
possiamo sapere cosa fare.

Ma c'è un dettaglio che ci sfugge e che nel tempo rende problematico questo modo di
vivere: il nostro sistema nervoso è più complesso di quello che pensiamo e nota molto
bene ogni incongruenza, ogni vigliaccheria, ogni occasione mancata, ogni torto
fatto.

Per quanto noi ci sforziamo di non guardare con gli occhi della nostra
consapevolezza, il sistema nervoso vede comunque, registra e tiene tutto dentro nel
nostro subconscio.

A distanza di tempo l'attrito causato dalle differenze tra la realtà interiore e quella
che ci siamo creati noi razionalmente aumenta i costi di gestione della nostra vita
fino a privarci di una quota importante di energia vitale.

Diventiamo fragili perché si sviluppa una frizione tra chi siamo e ciò che facciamo
e chi avremmo potuto essere e ciò che avremmo potuto fare.

Gli esseri umani si sviluppano completamente e raggiungono una completa
soddisfazione solo se continuano a crescere, se lavorano per migliorarsi
continuamente, per essere meglio di come erano ieri.

La società ci condiziona a pensare che crescere sia una questione ormonale che si
esaurisce dopo la pubertà e che migliorarsi sia qualcosa di applicabile solo agli
studenti. Ma la verità è un'altra e ci viene dimostrata da migliaia di anni da mistici,
filosofi, saggi, religiosi, guerrieri: l'uomo cerca l'elevazione, cerca di superare se
stesso, vuole provare a trasformare la paura in coraggio e l'odio in amore e chi si
rassegna è perduto.

Ma per poter puntare al miglioramento occorre prima capire dove stanno le
nostre pecche, invece di perdere tempo a lodarci per la cose che ci riescono bene.
Per molte persone questo passaggio risulta particolarmente difficile. Servono degli
strumenti pratici che ci aiutino a sviluppare maggior dimestichezza nell'interrogarci
e nel trovare risposte.

I miei strumenti preferiti sono:

1) Il diario: si tratta di un potente mezzo per valutare con maggior attenzione i
nostri comportamenti, le nostre ambizioni e anche le nostre mancanze. Bastano
pochi minuti al giorno di scrittura facendosi domande come "perché ho reagito
così?", "come mai ho fatto proprio questa scelta?" per dare vita ad una
conversazione onesta con se stessi che è il primo passo per il miglioramento. Il
diario sarà poi anche il posto dove prendere nota delle strategie da mettere in
atto per migliorarsi.

2) La meditazione: imparare a meditare significa ridurre le barriere tra la parte
conscia e subconscia del nostro cervello. Spegnere l'intelletto significa far
parlare il subconscio e imparare progressivamente a comprendere la sua lingua.
Per iniziare puoi seguire uno dei tanti corsi online o video YouTube o leggere
alcuni libri come quelli scritti dal medico americano Jon Kabat Zinn, il creatore
della mindfulness.

3) Il dialogo strategico: sviluppato prima da Paul Watzlawick e poi da Giorgio
Nardone, permette di rendere la nostra comunicazione capace non solo di far “capire razionalmente” ma soprattutto di far “sentire suggestivamente” . Sitratta di incentivare il passaggio da una comunicazione che spiega a una che
induce a fare. Il dialogo strategico si può applicare anche a se stessi e al
costante auto-dialogo che caratterizza la nostra vita interiore. Il primo punto è
quello di farsi delle domande, poi occorre parafrasare le risposte per renderle
più comprensibili e vive. Si possono poi utilizzare immagini evocative,
analogie e metafore per "sentire" in modo più nitido l'essenza del problema e
infine orientarsi verso l'azione grazie all'esperienza vissuta nel processo.

Per fare bene occorre chiedersi prima di tutto il perché delle nostre azioni.

Aumentare la consapevolezza è la base di qualsiasi percorso di miglioramento
personale ma necessita di una volontà di mettersi in gioco che è il contrario dei
tentativi infantili di difendersi e ritenersi sempre innocenti.

Noi siamo il prodotto delle nostre scelte. Tutto il resto sono chiacchiere.


Rimani forte, vivi a pieno!

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging

 

 

 

SCOPRI IL BLOG: www.filippo-ongaro.it

Dr. Ongaro® è un marchio registrato
Inner Freedom SA I Human Health & Performance
Via S. Balestra 18 | 6900 Lugano I Switzerland Bandiera Svizzera

 
 

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