Vai oltre le etichette: scegli il tuo stile!

Editoriale giugno 2014

Mediterranea, paleolitica, vegetariana, vegana, fruttariana, crudista, dei gruppi sanguigni, del sondino (con o senza sondino), Dukan, Tisanoreica, dissociata, a zona… aiuto, non se ne può più!  Se andiamo avanti di questo passo tra un po’ ci saranno più diete e teorie alimentari che alimenti.

Chi si avvicina al tema dell’alimentazione salutare o delle diete dimagranti, si trova oggi davanti ad una disorientante moltitudine di fazioni contrapposte in guerra l’una contro l’altra, ciascuna pronta a infierire sull’avversario e a sostenere (in genere con scarsi dati scientifici) che il proprio approccio è meglio di quello altrui o perfino che l’approccio degli avversari è deleterio e che è la causa di tutti i mali, dai tumori al riscaldamento globale.

Tutto ciò genera una sorta di lotta tra esperti o pseudo-tali che lascia perplessa e confusa la maggior parte delle persone. Forse proprio per questo i più rimangono ancorati a vecchi schemi alimentari che non aiutano a raggiungere livelli di salute maggiori o che perfino possono essere alla base di molte malattie. La classifica di vendita dei prodotti nei supermercati italiani, che vede ai primissimi posti biscotti, merendine e bibite, dimostra quanto la confusione sull’argomento contribuisca a paralizzare le persone invece che a indurle ad un sano cambiamento.

Viene quindi da chiedersi se invece di creare sette di fanatici, non abbia più senso dare vita ad un ampio movimento di pensiero che, senza dogmi e preconcetti, consideri il modo di alimentarsi tipico di oggi sbagliato e proponga un ventaglio di possibili soluzioni nel rispetto di approcci culturali, idee ed esigenze diverse. Non è più logico allearsi tutti contro il nemico comune che è l’alimentazione inconsapevole e dissennata che la stragrande maggioranza delle persone tuttora segue?

Non è meglio puntare a sconfiggere definitivamente i grossolani errori alimentari che ancora in molti commettono invece di tentare di dimostrare che gli altri hanno tutti torto e che esiste una sola tesi (la propria ovviamente) davvero valida e risolutiva?

Anche perché qualsiasi analisi seria della letteratura scientifica giunge inevitabilmente alla conclusione che non esistono dati certi e definitivi che indichino quale sia il modello alimentare più corretto per l’uomo. Conosciamo il nostro passato, chiaramente di cacciatore-raccoglitore ma non possiamo dire con certezza che tutto ciò che funzionava 200.000 anni fa possa funzionare anche oggi.  Così come non possiamo inventarci un passato alimentare diverso dalla realtà, come accade nelle fantasiose ricostruzioni di alcuni pensatori vegani.

L’alimentazione è una materia insidiosa in cui anche quello che ad una prima analisi sembra ovvio e scontato, ad un’osservazione più attenta non lo è. Non è affatto vero per esempio che le proteine animali in generale facciano male e che una dieta vegetariana e vegana sia la più sana come spesso si sente dire. Sappiamo solo che mangiare più frutta e verdura è utile così come contenere i consumi di carne rossa (specialmente lavorata e molto cotta) ma non che eliminare del tutto i prodotti animali sia vantaggioso.  Allo stesso tempo un recente studio sembra perfino sfatare il temibile ruolo dei grassi saturi, per anni additati come responsabili di ogni sorta di danno. Il dubbio quindi e la cautela sono più che dovuti e l’eccesso di sicurezza (atteggiamento di per sé sempre poco scientifico e intelligente) porta quasi sempre sulla cattiva strada.

E anche quando si cavalcano ragioni etiche e ambientalistiche occorre cautela. Pur essendo evidente che il modello di allevamento intensivo degli animali va superato perché crudele e poco salutare, non possiamo d’altra parte non riconoscere i danni che anche un certo tipo di agricoltura crea al pianeta e ai suoi abitanti. Basta pensare a quante foreste vengono disboscate per creare campi agricoli e a quanti animali vengano uccisi a causa di questo.  Anche se l’uomo ha il dovere di tentare di ridurre la sofferenza di tutti gli esseri viventi, non ha né l’autorità né i mezzi per sovvertire una realtà fondamentale del mondo vivente e cioè che è dalla morte che nasce la vita. È il ciclo della biologia a cui non possiamo sfuggire, un ciclo dove tutto è interconnesso e interdipendente. Superare modelli produttivi dannosi per l’uomo e per il pianeta non significa quindi vivere nell’illusione di cambiare le regole base del mondo ma al contrario comprenderle a fondo e accettarle con un senso di profondo rispetto.

Detto questo esistono alcune conoscenze trasversali in ambito alimentare, confermate da numerosi studi, sulle quali non esistono dubbi. Sono conoscenze che vanno oltre le etichette, le mode e le fazioni diventando patrimonio di tutti coloro che le vogliono fare proprie. È da queste semplici nozioni che bisognerebbe partire per cambiare il proprio modo di nutrirsi e per cercare di influenzare i tantissimi che ancora oggi non si sono posti alcuna domanda riguardo al cibo e all’effetto che ha sulla nostra salute:

1. Ridurre il carico glicemico → zuccheri e cereali raffinati vanno eliminati o drasticamente ridotti per evitare di mettere sotto stress i meccanismi di produzione dell’insulina e di regolazione della glicemia. Vanno inseriti invece i cereali al 100% integrali ricchi di fibra.

2. Correggere l’apporto acidi grassi → vanno eliminati i grassi idrogenati, ridotti quelli saturi e aumentati quelli polinsaturi (in particolare gli omega 3) e i monoinsaturi che hanno proprietà preventive ad ampio raggio.

3. Correggere il rapporto tra macronutrienti → vanno ridotti i carboidrati tramite una riduzione in particolare dei cereali, aumentate le proteine (anche vegetali) e mantenuti i grassi buoni anche nelle diete dimagranti.

4. Aumentare la concentrazione di micronutrienti → vanno scelti alimenti genuini e possibilmente biologici e nella maggior parte dei casi va aggiunto un multivitaminico che  garantisca un apporto equilibrato e costante di vitamine.

5. Aumentare l’introito di acqua → è necessario bere dai 2 ai 3 litri di acqua al giorno per mantenere l’efficienza della macchina  metabolica.

6. Aumentare l’introito di fibra → la fibra è utile alla salute dell’intestino e a ridurre l’assorbimento di zuccheri e grassi. Un aumento dell’introito si ottiene mangiando più verdura e frutta e scegliendo di assumere cereali integrali al posto di quelli raffinati.

7. Ridurre il sodio a favore del potassio → eliminare prodotti industriali salati e assumere verdura in abbondanza permette di ristabilire il rapporto corretto tra sodio e potassio.

8. Garantire alimenti alcalinizzanti → frutta e verdura sono in grado di contrastare l’azione acidificante delle proteine animali.

9. Selezionare alimenti con cautela in particolare se di origine animale → scegliere sempre proteine da animali allevati in modo non intensivo e biologico, il pesce pescato, possibilmente nostrano e di piccola taglia.

10. Ridurre il consumo complessivo di alimenti ipercalorici e aumentare la frequenza dei pasti e degli snack ad ogni 2-3 ore → per mantenere il metabolismo attivo meglio mangiare poco e spesso.

Comprendere questi aspetti e adottare queste specifiche correzioni porta a creare un proprio stile alimentare corretto e nel rispetto delle attuali conoscenze scientifiche e nel contempo indipendente dalle tante etichette e mode che per quanto sembrino centrali alla cultura di oggi saranno considerate passeggere e superate domani.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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