Il potere del rispetto

Editoriale febbraio 2016

“Non c’è più rispetto”, diceva Zucchero in una sua canzone di grande successo di qualche anno fa. In effetti, ci lamentiamo un po’ tutti della mancanza di rispetto, come se la scomparsa di questa virtù fosse legata a qualche misteriosa e incontrollabile forza nemica.

Ma cosa vuol dire avere rispetto per se stessi, per gli altri e per il mondo?

La parola rispetto deriva dal latino “respicere”, ossia guardare indietro. Rispettare implica osservare nuovamente qualcosa o qualcuno per essere in grado di darne una valutazione più approfondita di quella che emerge da uno sguardo superficiale.

Rispettare richiede di dedicare consapevolmente parte del proprio tempo a riconsiderare qualcosa o qualcuno e per questo il rispetto tende a scomparire all’alta velocità tipica dei giorni nostri. Il rispetto fa anche fatica a nascere dalle certezze assolute e semplicistiche su se stessi e sul mondo ma piuttosto trionfa nel dubbio, nell’incertezza che impone cautela sulle proprie posizioni. L’eccesso di sicurezza ci impedisce di vivere quell’istante in cui nasce la voglia di capire meglio e di voltarsi indietro. Questo dubbio non va confuso con debolezza o indecisione ma deriva dalla saggia scelta di percorrere la vita in punta di piedi piuttosto che prendendo a calci tutto ciò che ci si presenta davanti.

Guardarsi indietro ci permette anche di osservare la qualità e l’intensità delle tracce che abbiamo lasciato lungo il nostro cammino, consapevoli che le orme di ogni nostro passo rappresentano chi siamo agli occhi degli altri e del mondo.

Rispettare richiede di dedicare consapevolmente parte del proprio tempo a riconsiderare qualcosa o qualcuno

 

Per sviluppare rispetto occorre saper distogliere almeno per un attimo l’attenzione da noi stessi e da ciò che ci sta immediatamente davanti allo sguardo ed essere in grado di vedere con gli occhi dell’altro, immedesimarsi nelle sue posizioni, senza essere obbligati a condividerle, ma accettando che esistono tanti modi di vedere la realtà e di vivere la vita.

Si può avere rispetto per se stessi, per gli altri, per i più deboli, per gli oggetti, gli animali, la natura e il mondo e ognuno di queste forme di rispetto si manifesta con qualche tipo di attenzione, con un certo grado di garbo e grazia.

Se il rispetto dipende dal “guardare nuovamente” a qualcosa, significa che il primo sguardo è spesso ingannevole, porta a giudizi frettolosi ed ingiusti, toglie equilibrio e possibilità di incontro.

Il rispetto è contagioso come lo è la sua mancanza. L’uno porta all’armonia, mentre l’altra al conflitto e alla disgregazione.

Il rispetto si manifesta nelle piccole cose, nei dettagli quotidiani, negli sguardi e nella cadenza dei movimenti delle persone. Spesso lo troviamo dove meno ce lo aspettiamo. I due avversari delle arti marziali che si inchinano in segno di reciproca stima prima di combattere anche violentemente, sono manifestazioni del rispetto in azione mentre i due calciatori che si insultano o picchiano quando l’arbitro si gira rappresentano la perdita di rispetto per se stessi, l’altro, il pubblico e lo sport.

Per molti il rispetto più difficile da manifestare è proprio quello nei confronti di se stessi e spesso questa mancanza alla base porta a una vita che scricchiola, a un’esistenza disarmonica priva di cure e attenzioni per sé e per il resto del mondo.

Se rispettare significa guardare con maggior cura, il rispetto per gli altri e per noi stessi nasce da una maggior comprensione dei veri bisogni, dall’accettazione dei difetti e delle prospettive diverse, dalla capacità di diluire i contrasti della vita come fossimo un oceano di acqua tiepida che si adatta e cambia forma, piuttosto che dall’essere rigidi e freddi come una roccia, che sa solo rompere o frantumarsi, ma è del tutto incapace di avvolgere e abbracciare qualsiasi cosa incontri.

Il rispetto non esiste in teoria ma solo nella pratica quotidiana.Si esercita provando a rallentare il proprio passo per disinnescare gli automatismi comportamentali, cambiando il dialogo con gli altri e con noi stessi, riflettendo prima di aprire la bocca e guardando il mondo con uno sguardo aperto e dolce, invece che ostile e sospettoso. Non è male iniziare da se stessi, guardandosi allo specchio con un sorriso e magari facendo anche un inchino in segno di rispetto. In fondo quello che vedi riflesso ogni mattina nello specchio è il tuo avversario più difficile, ma anche quello di cui devi imparare ad avere il massimo rispetto.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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