Cambiare sé stessi per cambiare il mondo

Editoriale febbraio 2015

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, diceva Gandhi. Quando la vidi fare una gara di flessioni in televisione, pensai che Michelle Obama incarnava perfettamente quell’idea e che c’era una bella differenza tra lei e le mogli dei politici italiani e europei. Aveva il coraggio e l’autoironia di mostrarsi a pompare i muscoli assieme a Ellen DeGeneres in uno degli show più popolari d’America.

Qualche tempo dopo la rividi demolire per stile e scioltezza il Dr. Oz al salto alla corda. Agile ed elegante, mi ricordò Muhammed Ali e la sua celebre frase: “Vola come una farfalla, pungi come un’ape”.

Solo dopo scoprii delle sue iniziative nel campo dell’educazione alimentare, del fatto che aveva fortemente sostenuto l’idea del piatto unico al posto della piramide alimentare, che aveva creato un orto alla Casa Bianca per educare i ragazzi sulle proprietà degli ortaggi e che la sua era una vera e propria crociata personale per migliorare la salute degli americani. Michelle prendeva posizione, in modo netto, deciso e del tutto personale, tanto da essere lei in prima persona il cambiamento che voleva vedere nei suoi concittadini.

Mi sembrava un’iniziativa coraggiosa ma non avrei mai pensato che a distanza di qualche anno la First Lady avrebbe dato un contributo più concreto alla salute degli americani dei milioni di articoli, congressi, tabelle, tavole rotonde, parole e documenti, usati dalle istituzioni e dagli esperti in ambito sanitario nel tentativo di stimolare il cambiamento.

In questi giorni, per esempio, circola la notizia che McDonald’s, il gigante dei fast food, ha perso il 21% dei suoi ricavi e alcuni, per spiegare questa riduzione del volume di affari, parlano proprio di un effetto Michelle.

Senza dubbio i desideri dei consumatori stanno cambiando e una maggiore attenzione per la salute e la qualità degli alimenti, strappa clienti ai fast food e li ridistribuisce a pioggia sui sempre più numerosi bar e ristoranti salutistici che stanno emergendo in ogni angolo degli USA. Ma già qualche anno prima i fast food avevano subito un colpo potente. Anche in questo caso non erano state ricerche o studi scientifici a mettere in crisi hamburger e patatine ma un altro modello anche se questa volta negativo, il signor Morgan Spurlock. Protagonista del film documentario Super Size Me, Spurlock, mangiando per un mese tre volte al giorno da McDonald’s si ritrovò con 12 chili in più, una steatosi epatica, il colesterolo più alto di 65 punti, il grasso corporeo aumentato del 15% e con una lunga serie di sintomi più o meno gravi. Il film, uscito nel 2004, fece discutere e riflettere proprio per via del rapido deterioramento della salute del protagonista visibile agli occhi di ogni spettatore.

La mente umana non risponde bene a grafici e tabelle ma alle emozioni e agli esempi in cui si possa immedesimare. Quante persone hanno iniziato a fumare nel dopoguerra perché non c’era divo di Hollywood che non si accendesse una sigaretta nella parte più emozionante del film? È così che, consapevolmente o meno, caschiamo nelle trappole o ci liberiamo da paure e comportamenti sbagliati a secondo dei modelli a cui scegliamo di prestare ascolto. E spesso anche con il medesimo modello, il confine tra un risultato buono e uno pessimo è molto sottile: i ragazzi che si appassionano agli eroi muscolari dei film d’azione, per esempio, possono finire con andare in palestra tutta la vita e trovare una strada di disciplina e rigore o decidere di provare a fare la parte di Rambo in qualche periferia degradata.

Ma non esistono solo i modelli di Hollywood o delle First lady. Ognuno di noi può essere un modello per gli altri. Basta essere genitori, figli, lavoratori comuni che, giorno dopo giorno, fanno al meglio il loro mestiere. Basta essere responsabili delle proprie azioni, cauti e attenti a sufficienza da non calpestare la vita propria e quella degli altri, basta credere in determinati valori e capire che la salute non è questione di teoria e parole ma è un dono che richiede azioni concrete e quotidiane per essere preservato. Gandhi aveva proprio ragione. Siete pronti a iniziare ad essere il cambiamento che volete vedere nel mondo?

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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