Dimagrire: questione di volontà?

Dimagrire: questione di volontà? Dimagrire non è certo facile, tanto più perché sono diverse le variabili che influiscono sulla buona riuscita di una dieta.

Molto spesso bambini e adulti con problemi di obesità o sovrappeso sono oggetto di discriminazioni per la loro condizione fisica, una situazione paragonabile a  quella indotta dai pregiudizi razziali o sessuali. Gli anglosassoni hanno perfino coniato la parola “weightism” per descrivere questa nuova forma di discriminazione orientata direttamente alla forma fisica della persona.

Le persone obese vengono giudicate negativamente, percepite come pigre, senza forza di volontà e incapaci di controllare i propri impulsi. I bambini in sovrappeso sono considerati meno intelligenti degli altri, i compagni giocano meno volentieri con loro, li prendono in giro e li emarginano, e questo dà il via ad un circolo vizioso di comportamenti e relazioni che accresce in loro l’insicurezza, peggiora il rapporto problematico con il cibo e con il proprio corpo, aspetti che condizioneranno la loro vita (e il loro peso) anche da adulti.

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Si tratta di un diffusissimo approccio sociale all’obesità basato sulla convinzione che perdere peso sia una questione di pura e semplice volontà personale. Si pensa che se davvero si volesse perdere peso, basterebbe decidere di mangiare di meno, iscriversi in palestra, etc.. In realtà questa idea è fallace e superficiale, poiché non tiene conto né del fatto che mangiare di meno tout court non sia il modo giusto per perdere peso in modo salutare e duraturo e nemmeno dei numerosissimi fattori che influiscono sul comportamento alimentare di un adulto o di un bambino.

In realtà come possiamo immaginare questo tipo di approccio non solo non porta ad un miglioramento, ma risulta essere del tutto controproducente, come evidenzia una interessante ricerca del University College di Londra (“Making people feel ashamed about obesity could lead them to gain weight, not lose it”). Anche Angelina Sutin l’autrice dello studio che ha portato alla luce questo risultato e professore presso la Florida State University College of Medicine di Tallahassee, dichiara che “oltre a costituire una fonte di grande umiliazione, la discriminazione relativa al peso ha ricadute nefaste sulla salute della persona”.

Sono infatti moltissimi i fattori che influenzano il nostro comportamento alimentare quotidiano ed il nostro stile di vita e spesso sottovalutiamo il fatto di vivere in un ambiente fortemente obesogeno. Vediamo insieme alcuni aspetti.

Oggi nei Paesi ricchi ed industrializzati la disponibilità di cibo va molto oltre il fabbisogno necessario ad una persona per vivere: ogni giorno siamo circondati da prodotti alimentari di ogni genere, nei supermercati, nei bar, nelle vetrine dei negozi di alimenti, in televisione, nella nostra cucina. I nostri sensi (e quindi il nostro cervello) sono continuamente sollecitati da immagini e profumi che richiamano il gusto e che sollecitano una ricerca di appagamento che va assolutamente oltre la soddisfazione della fame legata alla necessità di sopravvivenza. Continue sollecitazioni di questo tipo rendono molto più difficile identificare il momento giusto per mangiare, e non eccedere nelle quantità.

Inoltre gli alimenti disponibili oggi nei supermercati sono per la maggior parte lavorati, modificati e processati a livello industriale, deprivati pertanto delle caratteristiche delle materie prime originarie, già di per sé sottoposte nel tempo ad un processo di selezione che ha ridotto drasticamente la biodiversità e quindi la varietà. Questi alimenti cosiddetti ‘vuoti’ secondo gli esperti sono alla base di molte patologie del nostro tempo e in particolare del fenomeno obesità nel mondo.

Questo infine va di pari passo con uno stile di vita largamente sedentario. Quando non ci va di andare in palestra pensiamo di essere solo pigri. Ma in realtà non stiamo considerando che il modo in cui è impostata la nostra vita quotidiana, i luoghi in cui viviamo, la struttura stessa delle nostre città, i ritmi lavorativi ed i tipi di lavoro, le distanze da percorrere, la lontananza da ambienti naturali e luoghi verdi, causano la quasi totale assenza di movimento all’aria aperta e quindi ostacolano il naturale dispendio energetico che porta ad una corretta regolazione del peso.

Questo non significa che non si possa modificare il proprio stile di vita con successo, ma che perdere peso è il risultato di un processo che non può essere ridotto ad un semplice fatto di motivazione. Occorre tenere presenti i molteplici aspetti psicologici, famigliari, sociali, culturali, economici e logistici che vanno gestiti in maniera graduale sia individualmente che grazie al supporto di professionisti, considerando tutte le implicazioni e i fattori coinvolti.

Sicuramente una persona la cui salute e qualità della vita è compromessa a causa del proprio peso, magari da tanto tempo, sarà motivata e felice di modificare le proprie abitudini e risolvere le proprie difficoltà in modo definitivo, di certo non attraverso lo scherno o la stigmatizzazione ma prima di tutto avendo a disposizione i giusti strumenti, supporti e conoscenze.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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