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Come trasformare i fallimenti in successi sviluppando la tua resilienza

Hai mai sentito parlare di "resilienza"?

Con questo termine si intende la capacità di riprendere la propria forma originaria dopo che un evento l'ha alterata.

In psicologia si usa questo termine per descrivere l'abilità di far fronte, in maniera positiva, agli eventi traumatici della vita.

La resilienza è quindi una caratteristica fondamentale per chi desidera avere successo.

Infatti, ciò che fa la differenza tra chi riesce e chi non riesce a raggiungere i propri obiettivi è il diverso modo di porsi rispetto ai propri limiti e ai propri fallimenti.

PER APPROFONDIRE: 5 passi per superare la paura di fallire

Vuoi scoprire anche tu come trasformare i tuoi "errori" in successi?

Scopri lo nel video di questa settimana:

Non ci sono dubbi sul fatto che ognuno di noi ha provato, almeno una volta nella vita, la sensazione di aver fallito in qualcosa.

Si tratta di una cosa assolutamente normale.

Anzi, chi raggiunge più obiettivi è solitamente anche chi ha sbagliato o fallito maggiormente.

So che detta così può sembrare un paradosso, ma la verità è che il successo si raggiunge solo imparando dai propri errori.

Vuoi scoprire in che modo puoi trasformare i fallimenti in risultati positivi?

Allora guarda questo video e impara a sviluppare la tua resilienza!

Buona visione!

 

TRASCRIZIONE DEL VIDEO

Non c'è ombra di dubbio che il fallimento faccia parte della vita di ognuno di noi e vorrei immediatamente farti riflettere sul fatto che chi raggiunge più obiettivi, chi fa di più nella vita, quasi sempre è la persona che ha fallito più spesso. E questo è un po' un paradosso perché in genere quando si osservano le vite degli altri, le vite delle persone di successo, si tende a osservare soltanto una componente che è quella della riuscita, e ci si dimentica quante volte queste persone si sono scontrate con un muro e si sono magari anche fatte male.

Le storie di successo se le analizzi ma un po' più di attenzione, se leggi delle biografie più approfondite, ti accorgerai che sono piene di fallimenti. E qual è il senso tutto questo? Beh il senso è molto semplice. Ci sono persone che reagiscono bene ai fallimenti e altre che reagiscono invece molto male. Ci sono persone che prendono un fallimento come spunto per una lezione, per crescere, e ci sono invece persone che prendono il fallimento come una punizione che poi finisce con l'incidere sulla loro prestazione futura perché logicamente favorisce lo sviluppo di paure e insicurezze e riduce l’autostima.

Quindi questa differenza caratterizza le persone che soccombono al dolore del fallimento e vengono talmente impattate da questi insuccessi che poi finiscono col farli emergere quasi con una certa continuità e altre persone invece che non se ne lavano le mani, ma lo assorbono in un altro modo e riescono quindi da quella base di fallimento a costruire qualcosa di più forte, un meccanismo più strutturato.

La parola chiave da cui dipende tutto questo è la parola resilienza, o meglio i livelli diversi di resilienza che le persone esprimono. Cosa vuol dire resilienza? In realtà è un termine piuttosto intuitivo significa la capacità di riprendere la forma originaria dopo che un evento la alterata. È un po' un'idea quasi meccanica no? L'idea di un materiale che tu puoi piegare ma che poi tende a ritornare alla posizione di prima rispetto invece ad un materiale che non ha resilenza che tu pieghi e a un certo punto si spezza e quindi non torna nella forma originale.

Ecco la resilienza è una delle caratteristiche che costruisce le persone cosìddette di successo, cioè le persone che riescono a cavalcare le onde della vita non costantemente intimorite dal rischio che stanno correndo sono le persone che anni non hanno sviluppato resilienza e quindi hanno affrontato dolori, insuccessi e fallimenti ma li hanno utilizzati come materiale grezzo per costruire se stessi e questa è una differenza enorme che non può essere sottolineata a sufficienza, cioè non continuiamo a coltivare l'idea che la persona che ha costruito una grande vita, una persona fortunata, una persona a cui non è successo nulla è una persona che non ha affrontato difficoltà mentre io poverino sono giustificato perché sai mi è successo di tutto.

Non funzionano così le cose per due motivi, primo perché oggettivamente non è così e la storia delle persone che hanno concluso qualcosa lo dimostra, secondo perché non te ne viene nulla a ragionare così. Purtroppo la coltura del vittimismo è la cultura del fallimento perpetuo perché resti nella condizione in cui sei proprio perché ti giustifichi, proprio perché ti ritieni una vittima.

Per evitare qualsiasi genere di fallimento con una vaga idea di volermi proteggere in realtà non capiamo che stiamo togliendo quel materiale grezzo che il bambino usa per rafforzarsi.

Ecco questo è un concetto importante perché identifichiamo un momento della vita in cui il bambino apprende tante cose tasse è proprio quando è molto piccolo, ma ci accorgiamo di quante volte sbaglia, sbaglia continuamente, sbaglia e cade si rialza sbaglia proprio attraverso questo meccanismo che costruisce una comprensione migliore del mondo, che giustamente contempla anche il fallimento.

Ma come possiamo fare per cercare di stimolare un po' lo sviluppo della resilienza nel momento in cui ci accorgiamo che non ne abbiamo abbastanza?

1)Allora il primo punto che io suggerisco è quello di essere in grado di valutare l’adeguatezza degli obiettivi che ti eri dato. Questo è quasi un prerequisito, perché se ti eri dato degli obiettivi che erano totalmente fuori dalla tua portata per “x” motivi, beh allora avrai una sensazione di fallimento molto ridimensionata, perché sarebbe come se uno che non ha mai vinto nemmeno una gara ai campionati provinciali decidesse di andare a provare a fare una gara coi campioni del mondo o campioni olimpici. Arrivare ultimo non è un grande fallimento nel senso che l'obiettivo forse non era adeguato per te. D’accordo? Quindi questo è il punto numero 1.

2) Il Punto numero due è impegnarsi a capire che cosa è accaduto e perché è accaduto. Va contro questo secondo principio alla nostra naturale tendenza di rimuovere l’insuccesso e proprio perché li rimuoviamo in realtà non ne sfuggiamo mai, perché rimuovendoli non riusciamo a capirli, non riusciamo a lavorare su questi e rimangono lì come una energia negativa.
Quindi il saper analizzare perché è accaduto qualcosa, che significato ha, che cosa è accaduto quindi quasi guardare negli occhi il fallimento, studiarlo, avere la capacità e la freddezza di non sentirsi parte di ciò che è accaduto, e questo è un punto successivo che menzionerò, permette proprio questa distanza che ci fai più obiettivi nella valutazione.

3) Valutare che lezione emergere da questo fallimento. Una volta che ho capito che cosa è successo e perché, che cosa mi insegna questa cosa?Q quali messaggi mi sta dando questo fallimento? Che non mi ero preparato abbastanza? che sono stato troppo impulsivo? che ho aspettato troppo invece? quale lezione posso tirare fuori?

4) Non identificarsi con la sconfitta, perché se tu cominci a identificarti con la sconfitta Innanzitutto non sarà in grado di fare queste queste tappe di valutazione, ma poi è una cosa che inizierà a influenzare il giudizio complessivo che dai su te stesso. Quindi non è più “ho sbagliato questa cosa perché..” ma diventa "sono sbagliato io" e questo fa una grande differenza in come affronterai le sfide successive.

5) Non sentirsi soli.Il fallimento porta con sè una sensazione di solitudine, quasi come se fossi stato l'unico a fallire l'unico a sbagliare. Ecco condividere i propri fallimenti con onestà ti aprirà a una visione del mondo diverse in cui ti renderai conto che tanti altri hanno fallito come fallito tu e si sono ripresi, quindi l'idea di isolarsi nel fallimento e considerarlo come una vergogna, qualcosa da non mostrare, non ti fa apprezzare quanto invece tutti sbagliamo e quando non ci sia nulla di strano nel sbagliare.

Ecco voglio lasciarti come un ultimo pensiero: fallimento e sconfitta esistono solo se scegli che ci siano. Se tu scegli che ogni cosa che fai è una sfida che può andare bene o può andare male, ma che con ogni mossa che porti a termine hai la possibilità di crescere e di apprendere, ti assicuro che l'idea della sconfitta si allontanerà dalla tua mente e si aprirà la possibilità di ottenere dalla vita molto di più.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging

 

 

 

SCOPRI IL BLOG: www.filippo-ongaro.it

Dr. Ongaro® è un marchio registrato
Inner Freedom SA I Human Health & Performance
Via S. Balestra 18 | 6900 Lugano I Switzerland Bandiera Svizzera

 
 

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