Come superare l'indecisione ed imparare ad amare il rischio

Come superare l'indecisione ed imparare ad amare il rischio

Sei poco felice del tuo lavoro, ma non hai coraggio di cambiare? Ti piacerebbe finalmente concederti una fantastica vacanza, ma hai paura di spendere troppi soldi? Sei consapevole che il tuo partner non ti tratta come vorresti, ma non ce la fai a rompere il rapporto?

La vita di molte persone sembra essere funestata da mille indecisioni, costantemente frenata dal fantasma del rischio e della paura della perdita. Negli anni ho visto moltissime persone accettare passivamente questo destino. Persone che avevano tutte le carte in regola per vivere a pieno, per raggiungere soddisfazione e felicità e che invece hanno optato per una vita a metà. Amici d'infanzia, colleghi, conoscenti, pazienti.

Da cosa dipende questo atteggiamento? Cosa distingue le persone così determinate da crearsi una vita che adorano da quelle che invece scelgono di non provarci nemmeno per poi passare magari le loro giornate a lamentarsi?

Non è facile capire cosa fa la differenza. Si potrebbe pensare alla genetica, come spesso si fa quando non si sa dare una risposta migliore. O al cosiddetto carattere, altro alibi che usiamo per giustificare ogni variabile della nostra vita su cui scegliamo di non intervenire.

La ricerca suggerisce che né la genetica né il carattere abbiano a che fare con la differenza tra chi emerge e chi soccombe. Anzi. Ognuno di noi è infatti portatore di una mutazione genetica, detta DRD4-7R, emersa nell'uomo di Neanderthal che ci rende particolarmente propensi all'esplorazione, alla scoperta e al correre rischi. Quindi semmai la genetica dovrebbe favorire un comportamento audace e non codardo.

Per quello che riguarda il carattere oggi sappiamo che questo termine definisce sostanzialmente quell'insieme di abitudini che diventano così prevalenti da condizionare in modo continuativo i nostri comportamenti. Dunque anche il carattere non è un qualcosa di ereditato, ma di costruito più o meno consapevolmente.

E allora dove sta il problema? In primo luogo quel gene del coraggio e del rischio ci espone anche ad una trappola micidiale: le distrazioni. Essere infatti molto curiosi significa percepire piacere dalla novità. In un modo antico, presumibilmente piuttosto noioso, questa caratteristica era certamente positiva. Oggi, attorniati da notizie, persone e soprattutto tecnologie che ci intrattengono costantemente diventiamo vittime di una costante esposizione a distrazioni che ci distolgono dai nostri obiettivi. In sostanza ci fanno vivere nell'illusione data dalle piccole soddisfazioni a breve termine che esse generano. Il messaggio sul telefono, il post sul social, l'aggiornamento sul quotidiano online, corrispondono a rilasci di dopamina nel cervello che crea una sensazione di appagamento. Allo stesso tempo sono deviazioni costanti rispetto al percorso che ci potrebbe portare ad una soddisfazione vera a lungo termine.

Ovviamente anche il contesto in cui cresciamo presumibilmente ha un ruolo importante. La mamma terrorizzata che il bambino cada e si faccia male alleverà un figlio coraggioso o impaurito e indeciso? E quali abitudini adotterà una volta diventato ragazzo? La risposta è scontata.

 Ovviamente anche il contesto in cui cresciamo presumibilmente ha un ruolo importante.

Tuttavia, proprio perché la nostra vita non è scritta nel DNA, abbiamo il potere di cambiare e di decidere di andare in una nuova direzione. Personalmente consiglio di partire dall'evitare 3 semplici errori e adottare invece 3 azioni chiave.

I 3 errori da evitare:

  1. Non dare troppo peso a ciò che si ha: nell'affrontare un percorso di cambiamento spesso ci preoccupiamo di cosa rischiamo. Ma se matura in noi il desiderio di qualcosa di diverso significa che lo stato attuale non ci soddisfa pienamente. Teniamolo presente.
  2. Non considerare inevitabile una perdita: cambiare vuol dire prima di tutto crescere e nel crescere non si disperde il passato, ma lo si valorizza. È un errore pensare in termini di perdita. Chi cambia vince e non perde mai nulla. E se il cambiamento fatto non soddisfa ancora, si cambierà nuovamente. Non si cambia perché si è certi ma perché si può.
  3. Non diventare vittima delle distrazioni: se ti accontenti della soddisfazione momentanea e superficiale delle distrazioni, non saprai mai concentrarti su un tuo obiettivo di cambiamento. Usa le tecnologie, ma non farti usare.

Le 3 azioni chiave da adottare:

  1. Fatti ispirare: invece di ascoltare i pettegolezzi, le notizie di cronaca nera o le lamentele di chi ti circonda, fatti ispirare da grandi storie, da personaggi eroici. Leggi le loro biografia ed entra nella loro psiche per carpirne i segreti.
  2. Fai tesoro delle tue esperienze: rifletti e magari scrivi delle tue esperienze di cambiamento di successo. Piccole o grandi che siano, rappresentano la tua personale modalità di crescita. Se ci sei riuscito una volta, puoi riuscirci ancora.
  3. Ricordati che dalle cadute ci si rialza: cadere fa paura, ma come accade per i bambini che imparano a camminare, anche per gli adulti che percorrono la vita vale la regola che da una caduta ci si rialza. Essere paralizzati dalla paura di cadere non è forse peggio che cadere e prendere una botta?

Ognuno di noi è predisposto a continuare a crescere, ad esplorare la vita, ad essere un eroe e a non diventare vittima della paura. Vivere a metà per evitare cosa esattamente? Rifletti su questo. Alla fine ognuno di noi morirà. Cosa abbiamo da perdere?

 Ognuno di noi è predisposto a continuare a crescere, ad esplorare la vita, ad essere un eroe e a non diventare vittima della paura.

Rimani forte, vivi a pieno! 

 

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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