Cogli l’occasione per vivere la vita a pieno. Ora.

Cogli l’occasione per vivere la vita a pieno. Ora. Come ti immagini a 80 anni? Quale futuro vuoi scrivere per te e per i tuoi figli?

Ho avuto la fortuna/sfortuna di nascere quando mio padre aveva quarantacinque anni. Fortuna perché mi sono trovato a crescere con un uomo maturo e pieno di esperienza che a quell’età aveva già girato mezzo mondo e che mi ha dato tantissimo. Sfortuna, perché ora che io ho quarantasei anni lui ha superato i novanta. E, come spesso accade a quell’età, si trova a combattere con molti acciacchi che lo hanno privato di parte della gioia di vivere.

Proprio in questi giorni si è rotto il femore per la seconda volta nel giro di pochi anni. Un episodio tipico delle persone di quell’età. Una caduta che ne ammazza parecchi e ne lascia molti invalidi per sempre. Ma mio padre si è rialzato qualche anno fa e sono convinto che ce la farà anche questa volta. La scorsa notte l’ho passata al suo fianco in ospedale e nelle lunghe ore senza sonno ho potuto riflettere, lì tra i letti dei malati, sul significato della malattia, su cosa ci dice la fine della vita che si avvicina.

Pur essendo un medico e avendo fatto in passato varie esperienze in ospedale, il non lavorarci quotidianamente mi fa sentire quasi un estraneo in quell'ambiente. E forse, proprio per questo, ho provato una grande tenerezza per queste persone fragili e confuse, quasi dei fantasmi nel buio della notte.

E la stessa tenerezza l’ho provata per il personale, costantemente pressato dal peso enorme dei difetti della nostra società, incapaci di dare una risposta migliore e più umana a una situazione che trae le sue origini da molto lontano, da ben al di fuori dei confini di un reparto ospedaliero.

Sì perché, al di là delle storie personali differenti, i difetti su cui il mio pensiero continuava a tornare sono sistemici: una società che sembra fare di tutto per spingerci a vivere in modo malsano, che non ci educa minimamente a una cultura della salute ma che poi, quando è tardi, scarica le conseguenze dei danni creati addosso al malato e, di riflesso, anche a medici e infermieri, è una società destinata a crollare sul piano umano e anche su quello economico.

Spetta a noi che siamo in un'altra condizione, a noi che siamo ancora forti e sani, coltivare la salute prima di perderla

Gli effetti di questa crisi si percepiscono già oggi nei volti del personale stanco e sottopagato, nelle lacrime dei pazienti spesso soli e abbandonati e nel grigiore degli ospedali, strutture prive di anima, dove l’intimità e gli affetti familiari vengono continuamente calpestati dai ritmi della burocrazia e delle procedure. Quindi, la mia non vuole essere l’ennesima critica a medici, infermieri e direttori sanitari. Anzi, credo che quando questi fanno onestamente il loro lavoro, abbiano bisogno di tutto il nostro supporto, visto il compito difficilissimo che si trovano ad affrontare.

La mia è una riflessione su di noi. Un invito a scegliere adesso come vogliamo vivere perché da questa scelta dipende come passeremo gli ultimi anni della nostra vita. Un invito ad abbandonare, rifiutare, scardinare e trasformare certi schemi della nostra società e a impossessarci delle conoscenze per vivere una vita a pieno fino alla fine. Certo, vivere in modo sano non garantisce di non ammalarsi e tanto meno di non morire. Ma girando per un ospedale si vedono malati di cuore, diabetici, malati di tumore, persone con le ossa sbriciolate e completamente privi di muscoli.

Un esercito di anziani sconfitti a cui nessuno ha mai insegnato come proteggersi, come rafforzarsi e come prevenire patologie che oggi sappiamo essere in larga misura evitabili. Nessuno gli ha spiegato come gestire se stessi.

Spetta a noi che siamo in un'altra condizione, a noi che siamo ancora forti e sani, coltivare la salute prima di perderla, insegnare ai nostri bambini come proteggere il dono della loro vita, diffondere rispetto per se stessi, per gli altri e per la vita in generale. A chi sostiene che tutto ciò non serva, che non ci sia alcun bisogno di un nuovo approccio alla salute, consigliate di passare qualche notte in un reparto ospedaliero di anziani per cambiare immediatamente idea. Di fronte a quelle vite inchiodate a un letto credete davvero che fare un allenamento sia così difficile?

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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