Cambiare: il tempo e le aspettative contano!

Cambiare: il tempo e le aspettative contano! Consigli per affrontare nel modo migliore una dieta o un nuovo regime alimentare.

Come coach alimentare e psicologa, in questi anni ho osservato tante volte come la maggior parte delle persone che chiedono il mio aiuto per la gestione del peso senza diete, partano con grande entusiasmo e pieni di speranze. Ho osservato come i consigli e le proposte, per esempio, di sperimentare nuove ricette ed abbinamenti, o provare alimenti nuovi, poco considerati o meno conosciuti, vengano subito accolti senza riserve, seguiti alla lettera; come si accantonino in un attimo le vecchie abitudini per buttarsi a capofitto nella completa novità, impegnandosi al 100% facendo in breve tempo anche più di quanto da me proposto, cominciando così quindi a ottenere dei risultati evidenti e positivi già dalla prima settimana.

Certo, quando si intraprende una strada nuova e promettente per rimettersi in forma, stare meglio, perdere peso, ecc. in particolare dopo tanti tentativi falliti, le aspettative sono alte, così come la speranza che questa volta possa funzionare davvero. Fantastico - direte voi - questo è il miglior modo di cominciare! Invece non è così. Il processo di cambiamento delle abitudini, alimentari o di stile di vita che siano, infatti, non funziona in questo modo. È come il dimagrimento: non tutti i dimagrimenti sono uguali, positivi, o duraturi; dipende da come si dimagrisce, in quanto tempo, e da quante nuove buone abitudini e serenità questo dimagrimento porta con sé.

Così è allo stesso modo per il nostro cervello, riguardo le abitudini che abbiamo consolidato durante tutta la nostra vita: più il cambiamento che poniamo è drastico, improvviso e rapido, non tiene conto di quello che è stato fino a quel momento, più sarà difficile l’adattamento a tali differenze, che risulteranno faticose, forzate, insostenibili nel lungo periodo; questo inevitabilmente porterà a farci mancare le vecchie, meno salutari ma ben conosciute e confortevoli abitudini. E ciò accade solo perché non siamo ancora arrivati ad impostare e consolidare serenamente una nuova routine, un nuovo set di comportamenti più salutari ma altrettanto confortevoli dei precedenti, che non richiedano sforzo e siano, così, altrettanto automatici, soddisfacenti e sostenibili nel tempo. Per fare questo, ci vuole il tempo (e il modo) necessario.

È come se ci fosse l’aspettativa che aver capito qual è il problema permetta magicamente di cambiare, risolvere tutto, subito; come se la comprensione razionale si possa tradurre all’istante in realtà fattuale. Ma prima occorre prendere confidenza con le novità. Prendere le misure, saperne di più, impratichirsi. All’inizio si riuscirà una volta su 10, poi due, poi cinque. Poi si tornerà un po’ indietro, ma sapendo che questo è parte normale di ogni processo di cambiamento delle abitudini, si andrà ancora avanti, e sempre più agevolmente.

È la direzione che conta, non la velocità. E poi si comincerà a sperimentare un nuovo benessere; e ad apprezzarlo. Pensare di riuscire a trasformarsi subito al 100% invece, come se non avessimo una storia, un passato, un corpo provato dal cibo sbagliato, da tante diete e dalla sedentarietà, un cervello che funziona in un certo modo, dei gusti personali da modificare, una socialità e un contesto impostati sulle vecchie abitudini, ecc. ignorare tutto ciò porterà inevitabilmente ad uno scoraggiamento controproducente che ci farà  riuscire sempre di meno nell’intento ogni giorno, scoraggiandoci ancora di più, fino al fallimento: se le aspettative sono troppo elevate, i successi ottenuti giorno per giorno sembreranno sempre troppo piccoli rispetto a quello che ancora non ho ottenuto, e ciò porterà a rinunciare, quando invece il cambiamento è proprio lì, è già iniziato, ed occorre solo proseguire su quella strada per arrivare finalmente al risultato desiderato, e mantenerlo nel tempo.

Mi ritrovo spesso a chiedere ai miei pazienti: - Scusi, ma per quanto tempo ha mangiato in questo modo? Per quanto tempo ha mantenuto queste abitudini? Oppure anche: da quanto tempo “lotta” contro il cibo, lo tratta come un nemico? E così via. Risposta: - Da sempre - E allora chiedo: - Quanto sarà, 50 anni? 40? 30? Risposta: - Tutta la vita. - Come si può ragionevolmente pensare che due o quattro settimane bastino per cancellare completamente ciò che si è fatto per una vita intera? Solo perché si è capito dove si deve cambiare? Se bastasse capire razionalmente, o volere, che una cosa è sbagliata per non farla, non ci sarebbe un solo fumatore sulla faccia della terra.

Il punto è che per arrivare ad avere quelle tanto naturali abitudini, gusti, abilità in cucina, ecc. ci sono voluti anni e anni. Cultura, storia familiare, emozioni, gusto personale, ma soprattutto tanta, tanta pratica hanno portato a renderle tali. Se pretendo di vivere le nuove abitudini in modo spontaneo e naturale prima che questo processo di apprendimento e consolidamento avvenga, mi arrabbierò, penserò di non essere in grado, mi sentirò frustrato, e lo vivrò come l’ennesimo fallimento. Quando invece bastava continuare a provare, sperimentare, e aspettare.

La chiave a questo punto consiste nelle aspettative rispetto al raggiungimento degli obiettivi o dei risultati attesi. Il processo di cambiamento funziona così e non posso forzarlo o pretendere di cambiarlo. Posso solo agevolarlo, seguendo la direzione che conosco, con fiducia, apertura, e senza fretta; abbandonando l’auto-giudizio; procedendo un gradino alla volta; e riconoscendo i successi che metterò in atto ogni giorno, piuttosto che considerare solo ciò che ancora è da realizzare.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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