Ciò che sottovalutiamo nell’alimentazione

Ciò che sottovalutiamo nell’alimentazione A partire dalle api e dalle tradizioni culinarie si va dritti nello spazio per imparare a mangiare sano.

Troppo spesso ciò di cui ci nutriamo non sembra essere degno delle nostre attenzioni. La spesa al supermercato per esempio conta molto meno dello shopping in in negozio di abbigliamento.

Eppure, se solo ci si soffermasse un attimo a riflettere, si potrebbero trovare degli spunti interessanti che possono fungere da guida nelle scelte alimentari quotidiane.

Faccio un esempio. Proviamo a rispondere a questa semplice domanda: qual è la creatura vivente che permette a noi onnivori di sfamarci ogni giorno? L’ape.

Non tanto per il miele, ma perché ogni ape è un’operaia instancabile che feconda continuamente la natura. Ben il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali presenti sul Pianeta è praticata dalle api. Quindi, dobbiamo in gran parte a lei la frutta e la verdura che mangiamo, ma anche i vegetali consumati dal manzo che approda sulla nostra tavola.

Le api ci permettono di vivere, eppure quante volte ci siamo fermati a rifletterci sopra? E questo non è l’unico elemento importantissimo che forse sfugge alla nostra attenzione.

Come abbiamo appena fatto per le api, proviamo ora a pensare che importanza ha la parola «tradizione» in campo alimentare. Nella sua accezione antropologica, la tradizione è l’insieme degli usi e costumi che ogni generazione trasmette alle generazioni successive. Il problema sta nel fatto che durante questa trasmissione si può perdere per strada qualche elemento di fondamentale importanza. Così, quando parliamo di “piatti tradizionali” a proposito del brasato o dell’arrosto che oggi troviamo a portata di mano in qualsiasi punto di ristoro o supermercato, dimentichiamo che fino a pochi anni fa tali piatti venivano consumati dal 90% della popolazione solo una o due volte alla settimana. Il grosso della dieta vedeva invece come protagonisti verdura, uova, legumi e frutta. A questo si aggiunge il fatto che, per le necessità di conservazione, si prestava molta più attenzione alla stagionalità degli ingredienti usati, e il rispetto per l’ambiente era decisamente maggiore.

Queste due riflessioni sono state molto utili per me quando, dal 2012, ho avuto la fortuna di studiare e produrre alimenti pronti al consumo da spedire sulla ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Fra queste preparazioni era presente molta frutta e verdura, per ovvi motivi: era, infatti, impensabile fornire vegetali freschi a 400 chilometri di distanza dalla Terra e conservarli a temperatura ambiente.

L’alimentazione è importantissima per aiutare l’astronauta ad affrontare al meglio la missione. Infatti, in ambiente di microgravità, cioè in assenza di peso, il corpo umano subisce un accelerato invecchiamento cellulare, quantificabile in quasi dieci anni di invecchiamento cellulare ogni sei mesi di permanenza sulla ISS. La stazione orbitante si dimostra dunque un banco di prova molto interessante per studiare l’evoluzione di alcune patologie con tempistiche molto brevi rispetto ai tempi che le caratterizzano sulla Terra.

Qual è un insegnamento che si può trarre da tutto ciò? La natura ci aiuta.

Sin dall’inizio di questa impresa “spaziale” ho puntato molto sulla qualità degli ingredienti. La scelta accurata e attenta della materia prima permette di risolvere molti problemi per il raggiungimento di un risultato finale ottimale dal punto di vista del gusto, del profumo, del colore e, soprattutto, delle caratteristiche nutrizionali.

Un frutto maturo al punto giusto e coltivato secondo natura non necessita di particolari lavorazioni per risultare piacevole. Il grado zuccherino sarà al massimo della sua espressione, così come l’acidità non risulterà aggressiva. Si tratta di un equilibrio unico e irripetibile quando viene meno il concetto di stagionalità. Scegliere accuratamente le materie prime significa anche diminuire, e a volte evitare completamente, l’utilizzo di due agenti inquinanti del palato e dell’organismo: il sale e lo zucchero. Allo stesso modo, troppo spesso si leggono sulle etichette alimentari nomi mai sentiti e sigle inquietanti, dietro cui si celano additivi alimentari utilizzati per migliorare ingredienti di scarsa qualità.

Buona riflessione e alla prossima!

Il testo è parzialmente tratto dal libro: “Il potere rigenerante dei succhi. 150 frullati, estratti, centrifugati in 10 percorsi verso il benessere” di Stefano Polato, Sperling & Kupfer.

Dr. Filippo Ongaro

Medico degli astronauti dal 2000 al 2007
1° medico italiano certificato in medicina anti-aging
Performance coach, giornalista e scrittore

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