Colesterolo, glicemia, ferro: siamo abituati a misurare il livello di queste sostanze all’interno del nostro organismo attraverso dei semplici esami che ci prescrive il nostro medico curante. Forse è poco noto, ma anche lo stress può essere rilevato attraverso degli specifici esami da laboratorio.

Prima di tutto, il dosaggio ematico del cortisolo, l’ormone prodotto dalle ghiandole surrenali e coinvolto nella risposta da stress. Il valore ottimale è tra i 15 e 18 mcg/dl in un prelievo mattutino a digiuno. Anche l’analisi della variabilità della frequenza cardiaca (Heart Rate Variability o HRV) ci offre delle indicazioni sul proprio livello di stress: una frequenza ridotta corrisponde a un maggiore stress. La condizione di stress si misura anche con un parametro semplice come la pressione arteriosa: valori superiori a 115/70 mmHg possono essere indicativi di una situazione di stress cronico.

La tecnica del biofeedback, attraverso cui è possibile studiare l’interazione tra mente e corpo, permette di avere un quadro più completo sulla propria condizione di stress attraverso la rivelazione di determinati parametri come il ritmo del respiro, la temperatura cutanea, le onde cerebrali e l’attività elettrica delle pelle e dei muscoli.

Infine, esistono dei test attitudinali e di valutazione che non misurano il meccanismo biologico dello stress ma la percezione soggettiva che ne ha il paziente come nella scala per lo stress percepito (Perceived Stress Scale o PSS) sviluppata da Sheldon Cohen.